Category Archives: Azzurro Treno dei Desideri

Bambini-topini alla scoperta del Parmigiano Reggiano

Il mondo piccolo raccontato da Guareschi, tra Piacenza e Reggio Emilia, è fatto di pedalate lente e lunghi viali alberati di pioppi. La vita scorre tranquilla come il fiume che la attraversa, “slow” per dirla con un termine che don Camillo e Peppone certamente non conoscevano.

Salumi e paste fresche e fattorie piene di animali rendono questo lembo di terra emiliana ideale per un week end con i bambini. Vi racconto la nostra esperienza.

Partiamo dal momento clou della nostra avventura: siamo andati a vedere come si produce il parmigiano reggiano a La Grande, una delle più grandi (appunto) latterie della zona. Appuntamento domenica mattina alle 9 – puntuali! – per assistere dal vivo alla lavorazione di questo incredibile prodotto. Dal latte al siero, dal caglio alla produzione della forma così tipica, dalla salatura alla stagionatura, le tappe di questo percorso sono piene di fascino. Anche perché, diversamente da quanto si possa pensare, molto lavoro viene fatto ancora manualmente e il contributo dell’uomo resta fondamentale per garantire la qualità di un formaggio conosciuto in tutto il mondo e che piace tanto ai nostri bambini.

 Qui qualche video:

Il latte arriva al caseificio – La raccolta del formaggio con i teli di lino – La verifica della corretta pienezza delle forme

 

 

 

 

Premesso che in tutti i paesini della zona vi potete muovere agevolmente con bici, monopattini, passeggini e mezzi di locomozione vari, in ordine sparso, qualche suggerimento per trascorrere momenti piacevoli e di relax:

Busseto, città di Giuseppe Verdi: in questa graziosa cittadina merita una visita il teatro verdiano, costruito dai concittadini per omaggiare il grande maestro. Si trova all’interno della Rocca Pallavicino, ma incredibilmente Verdi non vi volle mai mettere piede, contestando ai bussetani di avere speso troppo per realizzarlo! E sembra di riviverlo, quel 15 agosto 1868, quando il teatro fu inaugurato con la messa in scena del Rigoletto. Gli abiti delle signore e le cravatte dei signori erano rigorosamente verdi. Ma lui, il signor Verdi, non si fece vedere e non occupò mai il palco a lui riservato nel teatro. È un gioiellino, una piccola riproduzione de La Scala di Milano. Il grande piazzale antistante si presta ad un momento di gioco, mentre sotto i portici troverete specialità dolciarie come la torta Spongata.

Per completare l’itinerario verdiano consiglio anche una sosta nella frazione di Roncole Verdi, paese natale di Verdi, dove si trova la casa di famiglia che allora era un piccolo negozio di alimentari con annesso locale ristorazione. Oggi è un museo dotato di strumenti multimediali che consentono di rivedere Giuseppe Verdi bambino tra le sue mura.

Proprio di fronte alla casa si trova la chiesa di san Michele Arcangelo, dove si può ancora vedere il primo organo suonato da Giuseppe bambino. Mentre nel cimitero del paese riposa Giovannino Guareschi, che a Roncole aveva una osteria.

Guastalla: cittadina della bassa reggiana, tipica per le sue piazze, i portici e il lungofiume che la affianca. Una cittadina fortificata, dominata a lungo dai Gonzaga che risiedevano nel centrale palazzo Ducale. La piccola reggia merita una visita per i saloni d’onore, gli arazzi, gli affreschi. Da qui provengono la scrivania e l’arazzo che vediamo alle spalle del Presidente della Repubblica durante i suoi collegamenti dal Palazzo del Quirinale.

Reggia di Colorno: anche detta “La Versailles dei duchi di Parma”, è la tappa che piacerà di più ai bambini. Oltre alla maestosità del palazzo e degli arredi, ha un bellissimo giardino alla francese, con laghetti, gallerie d’alberi e anche un labirinto di siepi. Il posto ideale per giocare e rilassarsi  

  • le mucche

 

 


Dal baco al vestito: il Museo della seta a Como

Como, città della seta: se passate dalla città lacustre vi consigliamo una tappa al museo dedicato a questo pregiato elemento.

L’edificio si trova poco fuori dal centro storico, nello stesso comprensorio in cui ha sede il Setificio, scuola professionale rinomata perché ha formato generazioni di professionisti del mondo tessile comasco e non solo.

Il percorso museale racconta tutto il cammino che porta alla produzione della seta, dal baco al bozzolo, dal filo di seta alla sua colorazione, alla stampa, fino alla sala della moda, dove sono esposti bellissimi capi d’abbigliamento.

 

La storia della seta è un miracolo biologico affascinante. Insomma, pensare che si possa trarre un tessuto morbido e avvolgente dalla bava di un vermiciattolo cresciuto sulla pianta di gelso non è un passaggio da poco. Abbiamo scoperto che un baco può tessere fino a due km di filo in pochi giorni! E che per trovare il capo filo si immergevano bozzoli e mani nell’acqua bollente. E abbiamo letto anche la storia dello scialle: chi sa perchè le nostre nonne lo portavano? Non ve lo sveliamo, manteniamo la sorpresa 🙂

 

I bambini si appassioneranno e potranno toccare con mano i bozzoli della seta, gli adulti vedranno splendidi macchinari per la filatura, oggetti e campionari d’epoca.

Punto di merito anche ai due giovani addetti alla reception, gentili e appassionati nel trasmettere qualche prima nozione sul mondo serico a noi digiuni della materia.

Infine ricordo che sabato 8 giugno alle 15 ci sarà Bacomania, la festa dei bachi per i bambini, che potranno vedere da vicino anche gli insetti. In programma giochi e laboratori: fila il tuo bozzolo, un baco per amico, selfie con il baco e merenda per tutti.

Per info: https://www.museosetacomo.com/

 

 


Alpyland, sul bob in montagna a tutta velocità

Per una gita del week end abbiamo sperimentato Alpyland, una attrazione per grandi e bambini in cima al Mottarone, tra il lago Maggiore e il lago d’Orta, a circa un’ora e mezza da Milano. Alpyland è un bob a rotaia, molto divertente, in mezzo alla natura e davanti ad uno spettacolo mozzafiato.

Il paesaggio dalla pista di bob

L’attrazione è adatta a bambini di tutte le età (dai 4 anni in su) perché i più piccoli possono scendere lungo la pista in doppio con mamma e papà, che hanno la possibilità di regolare la velocità di discesa attraverso appositi freni. Potete fare il percorso più o meno lentamente godendovi il paesaggio spettacolare oppure schizzare “a tutta birra”, come dice il mio bambino, lasciandovi prendere dall’adrenalina e dal brivido della discesa.

Ad Alpyland si arriva salendo in cima alla montagna, attraversando boschi incontaminati e bellissimi. Se passate dalle strada Borromea, è necessario pagare un pedaggio.

Noi siamo andati in un tiepido pomeriggio autunnale e abbiamo approfittato delle distese di castagni e ricci per cercare le castagne e poi farci una bella scorpacciata di caldarroste (la ricetta qui)

Dopo l’attrazione, è consigliatissima una visita alla deliziosa cittadina di Orta san Giulio, rinomato centro turistico affacciato sul lago d’Orta e posto davanti all’isola di San Giulio, raggiungibile via traghetto. Passeggiate tra i vicoli, è molto rilassante.

Orta San Giulio

Un paesaggio da ritrarre

L’isola di san Giulio vista dalla terraferma

 


Il parco Sigurtà, il mondo come dovrebbe essere (e due soste golose)

Distese verdi a perdita d’occhio, prati curati e puliti che sembrano tappeti, esplosioni di fiori e colori, laghetti che così perfetti nemmeno nei dipinti impressionisti di Monet: benvenuti al parco Sigurtà, uno dei più belli che mi sia mai capitato di vedere.

Il nome esatto è “parco giardino” e non a caso: tutto è curato e perfetto come nei giardini delle favole. Originario del 1400, il giardino affacciato sul Mincio celebra nel 2018 i suoi 40 anni di vita grazie alla cura e alla dedizione della famiglia di Giuseppe Carlo Sigurtà, industriale farmaceutico che nel 1941 divenne proprietario dell’area, la ampliò ulteriormente e la riportò alla bellezza del 1800.

Il progetto originario risale infatti al Marchese Antonio Maffei (1759-1836), un uomo che le cronache del tempo descrivevano come un illuminato amante dell’arte, del bello e dei giardini, che decise di trasformare i 22 ettari della proprietà in un giardino romantico all’inglese. La scelta dello stile fu influenzata dal poeta Ippolito Pindemonte, nipote di Maffei.

In anni recenti, grazie appunto alla famiglia Sigurtà, il parco è stato ampliato e sono stati aggiunti la meridiana orizzontale, progettata per avere una validità di 26.000 anni e nel 2011, dopo sei anni di lavoro, il labirinto composto da 1500 piante di tasso.
In questi anni inoltre è stata fatta una approfondita ricerca sulla fioritura dei tulipani che colora il parco nel mese di aprile, ad oggi, con il suo milione di bulbi, è considerata la più importante del Sud Europa.

Sigurtà ha ottenuto il riconoscimento di “Parco Più Bello d’Italia 2013” e di “Secondo Parco Più Bello d’Europa 2015“.

Andare con i bambini è uno spasso: possono scatenarsi e giocare a piedi nudi senza correre rischi. L’unica avvertenza è che il parco è molto esteso, per cui potrebbero stancarsi. Il mio consiglio è di portare da casa o noleggiare le biciclette (nei giorni di grande affluenza, meglio portarle da casa per non incappare in lunghe code) e attraversare il giardino pedalando.

In alternativa è possibile noleggiare anche delle golf cars oppure utilizzare il trenino.

All’ingresso i bambini ricevono la loro “mappetta”, con cui possono esplorare il parco in compagnia della mascotte Tà.

Tra i punti più interessanti segnalo il labirinto, il viale delle rose, i giardini acquatici, il viale delle aiuole fiorite, i bossi dalle forme surreali, la fattoria didattica con gli animali, il grande tappeto erboso con i laghetti fioriti, la rotonda degli incanti.

E visto che la giornata per essere perfetta necessita di adeguato accompagnamento culinario, vi consiglio anche due soste golose.

Per il pranzo, magari prima del parco, fate tappa a Borghetto, un delizioso villaggio medievale affacciato sul fiume Mincio, dove sono ancora ben visibili e percorribili il castello scaligero e il ponte visconteo, una tra le più importanti costruzioni medievali progettato dalla famiglia Visconti per garantire un passaggio sicuro attraverso i confini.

Vi consiglio il ristorante “I giardini di Borghetto”, che ha anche un piccolo angolo attrezzato con i giochi per i bambini. Gustate i famosi tortellini con i diversi ripieni di carne, ricotta e spinaci e zucca e mostarda, e fatevi raccontare la storia del “nido d’amore”, nato proprio qui sulle rive del Mincio, nel Trecento, per celebrare una storia d’amore diventata eterna.

Infine, per completare in dolcezza la giornata, sostate a Volta Mantovana, deliziosa località tra le colline moreniche e il lago di Garda, con l’incantevole Palazzo Gonzaga. Prendete un gelato al K2 da Angela, che prepara ogni mese un gusto diverso per celebrare gli aromi e i sapori tipici di ogni stagione.

 

 

 


Tulipani italiani: l’Olanda a pochi chilometri da Milano 🥀🌷

Siamo andati a vedere il primo ‘u-pick’ campo di fiori in Italia, ovvero un campo di tulipani in cui è possibile vedere fiori meravigliosi e poi anche raccoglierli.

L’idea è venuta a una coppia di giovani olandesi (e a chi altrimenti?) che hanno trasformato un terreno di due ettari alla periferia di Milano in una distesa coloratissima, in cui trascorrere qualche ora piena di allegria e scattare una marea di foto.

Nel campo sono stati seminati 350 mila bulbi che sono diventati altrettanti tulipani di 312 varietà, monocolore o anche bi e tricolor. La maggior parte appartengono al campo di raccolta, ma c’è anche un’area espositiva con 135 pregiatissime varietà.

Funziona così: si paga un biglietto d’ingresso da 3 euro, grazie al quale si ha diritto a raccogliere due tulipani di qualunque tipo e colore dal campo di raccolta. Se si vogliono raccogliere ulteriori tulipani, si pagano 1,50 l’uno.

L’esperienza è davvero consigliata, con tre avvertenze.

La prima: affrettatevi perché la fioritura dei tulipani termina con il mese di aprile. La seconda: prenotate on line, soprattutto se andate il fine settimana perché il rischio di trovare sold out è molto alto.

Infine, fate spazio sul vostro smartphone, perché non smetterete più di scattare foto. The spring is the air 😊

 


Neve e pizzoccheri: la domenica in Valtellina

Neve e pizzoccheri. L’accoppiata vincente per la gita della domenica è a Teglio, in provincia di Sondrio, due ore abbondanti in auto da Milano.

Il paese è piccolo e molto raccolto, ma da lì muovono diverse passeggiate. I bambini si divertiranno nei prati e respireranno aria di montagna, mentre i genitori e i nonni potranno godere le bellezze di questo borgo.

Molto caratteristica è la Collegiata di Santa Eufemia che proprio poche settimane fa ha festeggiato i 900 anni dalla fondazione. Da questa chiesa è nato e si è diffuso il cristianesimo in Valtellina.

Una pergamena datata novembre 1117 a firma del vescovo Guido Grimoldi di Como ricorda la fondazione di questa bellissima struttura, che sorge su una costruzione ancora più antica databile al V secolo e voluta dal vescovo Sant’Abbondio.

Nei primi anni del 1500 la chiesa fu abbellita dal rosone marmoreo, attribuito ai fratelli Rodari, provenienti dal lago di Lugano e dall’imponente campanile.

Davanti alla chiesa si trova un bel parco pubblico, in inverno dotato anche di pista di pattinaggio sul ghiaccio, chiamato “Felice Chiusano” in onore del cantante del Quartetto Cetra che scelse Teglio come luogo in cui trascorrere molti anni e poi essere seppellito.

Il parco si estende sotto la collina dove sorgeva una torre difensiva, smantellata dopo un assedio al paese di Teglio alla metà del XIII secolo. Nell’area si trovano le antiche pietre di questa torre.

Il simbolo di Teglio è la Torre de li Beli Miri, quanto resta di un antico castello medievale che per la posizione panoramica su tutta la valle consentiva di controllare le incursioni e di comunicare attraverso fuochi o giochi di luce con diverse località dell’area. Al suo interno venivano custodite armi e munizioni utili in caso di assedio.

Il castello – Castrum Tilii –, immerso in una bella pineta, diede il nome alla valle dell’Adda, appunto Vallis Tellina, Valtellina.

Infine, ma in realtà come cosa più importante, segnalo che Teglio è la capitale mondiale del pizzocchero.

Per gli amanti di questo piatto tradizionale, ricco di storia, Teglio è tappa irrinunciabile. Anche perché in questa località ha sede L’Accademia del pizzocchero, nata nel 2002 con l’obiettivo di tutelare, promuovere e difendere il pizzocchero fresco e in generale l’enogastronomia ricchissima della Valle.

Noi abbiamo pranzato al ristorante san Pietro, aderente all’Accademia, dove oltre agli immancabili pizzoccheri, potete gustare altri piatti tipici: gli sciatt e i dolci fatti con il grano saraceno, la polenta, la bresaola, i funghi, i formaggi, le mele, la vasta offerta di vini e l’amaro Braulio….c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Infine una nota di colore sul grano saraceno: la sua diffusione in Valtellina viene fatta risalire al 1600 ad opera di un conte governatore grigione della valle dell’Adda.

Come dice il nome, venne introdotto dai saraceni (turchi). Ancora oggi viene seminato a Teglio nel mese di luglio e giunge a maturazione a settembre, periodo in cui avviene la raccolta. Il fiore ha la forma di una campanula con cinque petali disposti a stella, la stessa che si vede nel simbolo della Accademia del pizzocchero.

 


17 gennaio, sant’Antonio: falò, sale e animali che forse stanotte parleranno

La storia di S. Antonio abate (da non confondere con s. Antonio di Padova) è conosciuta in tutto il mondo e legata a tantissime tradizioni che abbiamo il dovere, almeno morale, di tramandare perché fanno parte della nostra storia.

Antonio morì nel 356 senza essersi mai mosso dall’Egitto. E già questa è una notizia. Non solo: scelse la via della solitudine, dopo avere venduto tutti i suoi beni, e visse sempre ritirato in preghiera nel deserto, tanto che viene considerato il fondatore del monachesimo.

Eppure questo non gli impedì di essere conosciutissimo: guariva i malati, istruiva, consolava gli afflitti, aveva tanti seguaci che  sua volta si fecero monaci.

Nelle immagini viene spesso ritratto con il diavolo e con un maialino.

Il diavolo lo tentò diverse volte nel deserto. Una simpatica leggenda dice che Antonio si recò all’inferno per rubargli il fuoco, e che mentre lui lo distraeva, il suo maialino corse dentro le fiamme, rubò un tizzone e lo portò fuori per donarlo agli uomini.

 

Il maiale è legato anche ad un’altra tradizione: nel corso del Medioevo fu concesso ai monaci antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio a spese della comunità. Il loro grasso, unito a erbe officinali, era un antidoto contro l’herpes zoster, noto come “fuoco di sant’Antonio”.

I porcellini potevano quindi circolare liberamente fra cortili e strade e, per evitare che qualcuno li rubasse, portavano al collo una campanella di riconoscimento. S. Antonio, detto quindi anche S. Antonio del campanello, è diventato nei secoli protettore dei maiali, degli animali domestici e di tutte le professioni a loro legate, in primis i macellai.

La tradizione vuole che la notte della vigilia del 17 gennaio nella stalla si sentano gli animali parlare. Nelle città si portano a benedire gli animali: cani, gatti, capre, cavalli, galline, pecore. In campagna gli animali e i mezzi agricoli.

Noi siamo andati a Ello (Lecco) alla benedizione degli animali, ma troverete analoghe iniziative in tantissime località.

 

    

Sempre al mondo agricolo si rifà l’usanza di benedire il sale: il sale benedetto veniva infatti consumato dal bestiame come prevenzione contro le malattie.

Infine il falò: il 17 gennaio in molte località italiane ancora oggi si accendono grandi fuochi, per celebrare la vittoria della luce sul buio e trasmettere l’augurio di raccolti fecondi e abbondanti.


Una passeggiata nella preistoria

Il Parco della preistoria di Rivolta d’Adda è la classica e perfetta gita fuori porta del week end da Milano. Si trova a 25 km dalla città, immerso in un’area verde sulle rive del fiume Adda.

Noi siamo andati una domenica mattina di settembre e ci è piaciuto tantissimo. L’itinerario è semplice e si può percorrere a piedi o sul trenino (al costo di 2 euro a persona). L’ideale, se avete bimbi che non camminano troppo, è raggiungere l’area giochi a metà percorso con il trenino e poi completare l’itinerario a piedi.

L’ambiente è pulito e ordinato. Tra acque e laghetti sono inserite circa 50 ricostruzioni a grandezza naturale e davvero molto realistiche appartenenti a 31 specie preistoriche, tra cui artropodi, pesci, anfibi, rettili arcaici, dinosauri, pterosauri, plesiosauri, mammiferi.

Non tutti sanno che queste ricostruzioni sono state realizzate direttamente dagli scheletri fossili rinvenuti nei vari continenti; con l’aggiunta di muscoli, parti carnose e pelle furono realizzati modelli in miniatura, a cui seguirono le ricostruzioni in vetroresina a grandezza naturale. I modelli esposti al Parco rappresentano quindi gli animali preistorici cosi come apparivano milioni di anni fa, quando erano viventi.

Abbiamo visto bambini entusiasti e in estasi. Soprattutto i più grandicelli si aggiravano per il parco con una mappa in mano nominando tirannosauri, stegosauri, allosauri, saltriosauri e triceratopi, come navigati esperti di paleontologia.

Nella parte finale del percorso ci sono le ricostruzioni degli uomini primitivi nelle caverne: l’australopiteco Lucy, l’uomo di Neanderthal, l’uomo di Cro Magnon, l’homo sapiens, che per i grandi rievocano ricordi lontani, mentre per i piccoli sono la rappresentazione plastica di quello che studiano a scuola.

Il Parco offre anche molte un percorso botanico, un museo e aree attrezzate per pic-nic e parco giochi.

Divertente anche il labirinto, in cui giocare a perdersi sotto lo sguardo (dall’alto) della mamma o del papà.

Infine, per completare l’anima naturalistica del parco, ci sono anche tanti animali, come i pavoni, le capre, gli asinelli e i cavalli.

Esperienza da fare

  • Animali al parco

I forti militari di Colico (Lecco)

Forte Montecchio Nord e Forte di Fuentes si trovano a Colico, sul Lago di Como, e meritano una gita. Storia e paesaggio si sposano quasi all’estremità nord del lago, all’imbocco della Valtellina. Affascinanti per i grandi, ma anche per i bambini, soprattutto i maschi nella fase “guerra-sparo-cannone-fucile-comandante-generale”, anche se purtroppo qui la guerra non è stata un gioco.

I due forti si trovano a poca distanza uno dall’altro, ma serve avere l’auto per vederli entrambi.

Forte Montecchio Nord, realizzato in pochi mesi tra il 1912 ed il 1914, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, è delle più grandi opere di fortificazione realizzate dal Regno d’Italia. Fu costruita contro un eventuale attacco proveniente dalla Germania o dall’Austria-Ungheria. Oggi è la fortezza meglio conservata d’Europa, anche perché  fortunatamente  l’edificio non fu mai effettivamente coinvolto in episodi bellici.

Il Forte è interamente realizzato scavando la roccia e al suo interno si trova una vera e propria città militare, con la caserma per i servizi ai soldati, il comando, l’infermeria, l’armeria, gli alloggi, un corridoio polveriera da 60 metri, i locali di caricamento di proiettili e cariche. Ma il vero pezzo forte, se così si può dire, sono i quattro cannoni  perfettamente conservati e protetti da una spessa calotta corazzata. La mobilità del sistema consente la rotazione completa a 360 gradi delle grandi bocche da fuoco, che hanno una gittata fino a quasi 14 km.

D’altra parte questo Forte aveva la funzione di controllare tutte le principali vie d’accesso verso la Pianura Padana e Milano.

Dall’alto si gode una vista meravigliosa anche sulla riserva naturale del Pian di Spagna e lago di Mezzola, alla confluenza di Valtellina, Valchiavenna e parte settentrionale del lago di Como  (visite guidate anche per bambini e scuole su www.piandispagna.it)

Molto diverso, ma ugualmente bello è il Forte di Fuentes, un edificio militare del 1603. Come facilmente intuibile dal nome, ha origini spagnole. Venne fatto costruire dal governatore dello Stato di Milano Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes, come baluardo di confine tra lo Stato di Milano e il nord Europa, in particolare contro francesi e grigioni. Il forte, con il palazzo del Governatore, la chiesa di Santa Barbara, la piazza d’armi, la grande cisterna d’acqua, la polveriera e le stanze per i soldati, fu militarmente attivo fino al 1782 quando gli austriaci ne decretarono la dismissione. Durante la prima guerra mondiale vennero costruite delle cannoniere con otto postazioni, come difesa da un’eventuale invasione dalla Valtellina o dalla Valchiavenna.

Le due località sono state rilanciate al pubblico da pochi anni, con un intenso lavoro di promozione storica e turistica, nazionale e internazionale. Molte le rievocazioni storiche e gli appuntamenti, tutto l’anno, anche per i bambini e le scuole.

Seguite gli aggiornamenti sui siti (www.fortemontecchionord.itwww.fortedifuentes.it) e sulle pagine facebook dedicate

 

Forte Montecchio


La Casa sull’Albero a Malgrate sul Lago di Como

Premessa: La Casa sull’Albero è una coccola esclusiva per mamma e papà su “quel ramo del lago di Como”. Pur avendo tutti i confort anche per i bambini, è a mio avviso davvero un posto molto romantico e ideale per riprendere il giusto spazio nella coppia che i figli tendono a occupare manu militari. Quindi, bambini dai nonni e via…a Malgrate!

Io e Paolo ci siamo andati a giugno, con le ortensie che coloravano di lilla e blu un paesaggio da cartolina.

Ortensie blu sul lago

La Casa sull’Albero è un boutique hotel di alto design. È costruito con le più innovative tecniche di risparmio ed efficienza energetica e con materiali naturali, così da essere in continuità, direi in simbiosi, con la natura stessa in cui si trova.

Ha una spa riservata per i clienti, offre colazioni e cene di altissimo livello con prodotti selezionati locali e una piscina molto originale, riscaldata e realizzata interamente in pietra scura.

L’hotel è base ideale di partenza per godere appieno della bellezza del lago e dei deliziosi borghi che si affacciano sulle rive, anche grazie alla possibilità di affittare comode biciclette elettriche che con la pedalata assistita facilitano il sali e scendi.

Ritagliatevi un week end e cercate Fabio. Dite che vi manda la Fata Turchina…e poi enjoy the magic lake!

La casa sull’albero

 

Lecco vista dal lungolago di Malgrate

www.casa-sullalbero.eu