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Le Dolomiti in estate: la top 10 delle cose da fare con i bambini a San Vigilio e dintorni

L’Alto Adige è sempre una buona idea. La montagna d’estate per i bambini è un toccasana: aria fresca e pulita, colori brillanti, panorami mozzafiato, mille scoperte da fare ogni giorno, spazi immensi per correre e (quindi) tanta nanna ristoratrice.

Abbiamo soggiornato a san Vigilio di Marebbe, un gioiello nel cuore delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’Unesco.

Qui la nostra Top 10 delle cose da fare in estate in zona, con un itinerario kids friendly che fa felici anche mamme e papà.

1-      Bagnare i piedi nell’acqua fresca della spiaggetta Ciamaor: partendo dal centro di san Vigilio, in meno di un’oretta, potete raggiungere questa oasi di pace, ricavata nelle anse del Rio di Vigilio, dove rilassarvi e giocare con l’acqua senza alcun pericolo (se non quello di cadere nell’acqua ghiacciata, cosa che ovviamente il nostro piccolo ha fatto!). La passeggiata nel bosco che costeggia il ruscello è fiabesca e non a caso tra gli alberi sentirete sussurrare gli gnomi e le marmotte del Regno dei Fanes, mitologiche creature che continuano a vivere nella fantasia dei bambini dolomitici.  A destinazione troverete un parco giochi, sentieri Kneipp e anche (una scoperta per me!) un’area fitness per anziani, così saranno sempre in forma anche i nonni.

Al ritorno consiglio una sosta al centro visite del parco naturale Fanes-Senes-Baires, che si trova in paese e raccoglie in un piccolo museo tante informazioni sulla flora e la fauna della montagna e sulle rocce delle montagne dolomitiche. Sapevate che 250 milioni di anni fa le imponenti vette della montagna erano sommerse da un mare tropicale? Incredibile!

2-      Farsi trasportare da mamma e papà in bicicletta fino al Pederù: se i bambini non sono gran camminatori, cosa peraltro molto comune, potete organizzare una gita in bicicletta…con trasporto bimbi annesso! Bici ed e bike si possono noleggiare ovunque. Noi abbiamo scelto il percorso abbastanza semplice che da san Vigilio porta al Pederù, località a 1580 metri al centro del Parco naturale Fanes-Senes-Baires. Un paio d’ore di infinita bellezza, ai piedi di montagne maestose nella natura incontaminata. Se poi le energie non sono ancora finite, salendo dal Pederù lungo la ripida strada militare si trova La Vert, il Lago Verde, incastonato in un gigantesco anfiteatro di roccia chiamato “il parlamento delle marmotte”

 

3-      Assistere al concerto della campana Concordia 2000 a mezzogiorno al Plan de Corones

Plan de Corones è una nota località sciistica della Val Pusteria, tra Brunico, San Vigilio e Valdaora. Ma anche in estate merita assolutamente una visita. Si raggiunge a piedi o con la funivia e dovrete arrivarci necessariamente entro le 12 per non perdervi lo spettacolo della maestosa campana Concordia 2000. È la più grande campana di tutte le Alpi ed è dedicata a san Bernardo, patrono di alpinisti e sciatori. Celebra il dono della pace e ogni giorno, a mezzogiorno, il grande battacchio suona diffondendo la sua eco in tutta la montagna e suscitando grande emozione. Fate anche lezione di geografia con il rilievo panoramico in bronzo che riporta i nomi delle montagne più importanti e delle principali capitali europee.

 

4-      Diventare un capo indiano al Plan de Corones e fare le prove di arrampicata

Sempre nella stessa località si trova il villaggio degli indiani: lì ad alta quota i piccoli potranno esplorare le tende e cimentarsi a disegnare la corona da indiano. Poi potranno darsi alle prove fisiche: dal salto in alto al percorso di arrampicata con l’imbragatura da veri alpinisti. Un po’ di adrenalina per giovani atleti! Il tutto sempre in sicurezza e davanti ad un panorama che ricorderete per sempre.

5-      Esplorare il regno degli gnomi e ascoltare il gigante Baranci addormentato sulle vette di San Candido

Questa imperdibile tappa ci è piaciuta moltissimo: salendo in funivia, troverete tantissime attrazioni al punto che i vostri piccoli non sapranno più da che parte girarsi: un sentiero circolare nei boschi, gonfiabili, tappeti per saltare, giochi con la sabbia e d’acqua. Ma soprattutto un perfetto villaggio degli gnomi costruito tra i pini con la chiesa dove suonare le campane, la cucina, l’ufficio postale, il mulino. E infine la possibilità di una sosta rinfrescante nei due laghetti ricavati dalle orme del gigante Baranci, che secondo la leggenda aiutò gli abitanti di san Candido a costruire la chiesa portando i massi dalla vetta a bassa quota. Una tappa così speciale può chiudersi solo con un colpo di scena: la discesa fino a valle sfrecciando lungo il bob su rotaia.

 

 

6-      Fare il pediluvio nel pino mugo di alta montagna e annusare le erbe aromatiche di Bergila

A Issengo, nei pressi di Falzes, a 900 metri, abbiamo scoperto l’azienda Bergila, che da anni si dedica alla distillazione di oli essenziali ricavati dalle conifere e alla coltivazione biologica di erbe aromatiche con oltre 70 specie.

Nel giardino magico è possibile annusare le essenze e giocare ad indovinarne il nome. E poi nella distilleria si può andare a curiosare come si ricava l’olio essenziale attraverso il vapore dell’acqua purissima di montagna. Infine – prima di partire – entrate nell’area dedicata per un pediluvio indimenticabile nel tepore profumato del pino mugo. Relax e benessere per tutti.

7-      Scendere da un maxiscivolo di 56 metri attraverso il bosco a Mondo Bimbi a Valdaora

A Valdaora c’è un parco giochi per bambini molto speciale: costruito ai margini del bosco, si trova molto vicino alla ciclabile della Val Pusteria e raccoglie in un unico spazio tante attrazioni. Ci sono il bosco magico con le casette sugli alberi, il percorso di arrampicata, tanti giochi d’acqua per imparare a costruire e far funzionare piccole dighe e soprattutto un lunghissimo scivolo nel bosco che carica di adrenalina i piccoli (e anche i grandi che aspettano sotto!). il parco è aperto tutti i giorni e ad ingresso gratuito.

   

 

8-      Vedere i mulini a Longiarù

Vicino a Longiaru, nella Val di Morins, come si dice in lingua ladina, ci sono ben otto mulini, ancora in gran parte funzionanti ed aperti ogni giovedì d’estate. Il sentiero tematico che li costeggia è molto semplice ed è lungo circa 1,5 km. È bello immergersi in questa realtà del tempo passato e far scoprire ai bambini l’importanza dell’acqua per ogni attività umana

9-      Dare le noccioline agli orsetti lavatori

Succede al Parco zoologico di Dobbiaco, un grande spazio verde dove i bambini entrano in contatto con tantissimi animali: cervi, daini, asinelli, cinghiali, capre, gnu, gufi, cincillà e molti altri.

Gli animali sono molto abituati alla presenza umana, per cui riceveranno volentieri dalle vostre mani noccioline e croccantini, che si possono acquistare direttamente all’ingresso del parco. Noi ci siamo divertiti con i simpatici e golosoni orsetti lavatori.

Nel parco c’è anche la casetta dove Gustav Mahler amava rifugiarsi per comporre le sue sinfonie.

 

10-   Andar per malghe e masi per cercare prelibatezze

E su quest’ultimo punto tutti d’accordo: la montagna si presta a passeggiate e attività fisica, ma anche alla cucina, ottima per l’alta qualità dei prodotti più genuini, dal latte ai formaggi, dai primi alle carni, speck e insaccati, uova da allevamento all’aperto, senza dimenticare gli imperdibili dolci al cioccolato, alle mele, alle marmellate di frutti di bosco, al mieleFra i tanti posti che abbiamo visitato, siamo stati molto bene al Mudler, a 1600 m e a 5km da Tesido, semplice terrazza affacciata sulle Dolomiti, con annessi giochi e caprette. E anche al Soleseid, agriturismo che si trova in posizione panoramica proprio sopra san Vigilio. Qui per i bambini sono disponibili la casetta in legno, il tappeto per saltare, l’altalena e un fantastico scivolo colorato “speed tube”

 

Qui una gallery con qualche immagine:


Alpe Cimbra: la neve in formato famiglia

Il Trentino è davvero family friendly: lo abbiamo sperimentato durante le nostre vacanze natalizie sull’Alpe Cimbra.

Non possiamo chiamarle vacanze sulla neve perché non ce n’era, se non quella artificiale, peraltro perfettamente sparata e curata su tutte le piste della zona.  Ma sono state vacanze belle, rigeneranti, in mezzo ad una natura maestosa.

Qui qualche suggerimento, sulla base delle nostra esperienza.

Abbiamo soggiornato a Lavarone, a 1170 metri. Non è un vero e proprio paese, ma un territorio composto da diverse frazioni: Chiesa, Bertoldi, Gionghi e Cappella quelle più significative. Noi siamo stati all’hotel Bertoldi  (https://www.hotelbertoldi.it/it/) a Chiesa, un grazioso family hotel con una piccola ma nuovissima spa e la sala giochi. Soggiorno impeccabile grazie alla cura riservata agli ospiti e alla cucina deliziosa dello chef Andrea. Se cercate un alloggio famigliare e accogliente, ve lo consiglio vivamente.

A pochi minuti di macchina da Chiesa si trovano le piste di Bertoldi, baby per i principianti e di varie difficoltà per i più esperti. Per fare il battesimo dello sci, sono a disposizione diversi maestri e tutta l’attrezzatura utile, oltre a bob, gommoni e slittini per divertirsi sulla neve anche senza gli sci ai piedi (il parco giochi sulla neve Neveland), mentre per gli amanti del fondo c’è lo ski center Millegrobbe.

Lavarone è nota soprattutto per il suo lago, bandiera blu d’Europa, che d’inverno è completamente ghiacciato e diventa una enorme pista da pattinaggio.

A pochi minuti in macchina da Lavarone si trova Folgaria, la località turistica più nota della zona, con un bel centro storico pedonale. Lungo la via principale si susseguono diverse botteghe storiche trentine, in particolare pasticcerie, gastronomie e macellerie.

Per gli sportivi le piste sciistiche di Folgaria sono moltissime, per un totale di oltre 100 km, anche in questo caso attrezzate per grandi e piccini.

Merita assolutamente una visita il paesino di Luserna, o meglio Lusern. La particolarità di questo piccolissimo centro abitato – con meno di 200 persone – è che è rimasto l’unico luogo in cui si parla la lingua cimbra, un antico tedesco che conoscono pochissime persone al mondo. Si accede dopo un tragitto di diversi minuti completamente immersi in una foresta di alberi ad alto fusto e sembra davvero di arrivare in un paese incantato.

Siamo stati a Luserna la sera della vigilia dell’Epifania e abbiamo potuto vivere una emozionante esperienza: per tradizione la vigilia della festa dei Re Magi i pochi bambini del paese girano per le strade gelide muniti di lanterna e vestiti da antichi magi. Noi ne abbiamo avvistato uno con la nonna e ci hanno cantato insieme un antico ritornello natalizia in lingua cimbra. Per motivi di privacy, non posso condividere questo video, ma vi assicuro che è stato un momento magico.

L’azienda di promozione turistica della zona è molto attiva e propone ogni giorno e sera, nelle tre località che ho citato, diverse attività: ciaspolate notturne nei rifugi, fiaccolate con i maestri di sci, concerti di cori alpini e di voci bianche, tombolate e feste in piazza con vin brulè e the caldo.

Se siete in zona, vi consiglio poi tre gite che meritano:

Trento: oltre ad essere una cittadina davvero piacevole, Trento a Natale è nota soprattutto per il suo mercatino, uno dei pochi in cui si respira davvero lo spirito del luogo, con articoli artigianali, suoni e profumi legati al territorio. Il centro è piccolo e si percorre facilmente a piedi o con il trenino di Babbo Natale, che parte ogni dieci minuti dalla suggestiva piazza del duomo di san Vigilio. Bello anche il castello del Buonconsiglio,  residenza per anni dei vescovi di Trento, che ospita ora mostre d’arte ed eventi. Ma con i bambini come compagni di viaggio, si sa, bisogna trovare sempre anche qualcosa ad hoc per la loro età: il mio consiglio per Trento è il Museo di scienze naturali, il Muse, bello dentro e fuori..

L’edificio, realizzato da Renzo Piano, è moderno ed efficiente, dal punto di vista architettonico e ambientale. All’interno tutto è pensato per bambini e genitori: ci sono i dispenser di acqua potabile a disposizione,  le aree confort per l’allattamento, persino marsupi per muoversi agevolmente nelle sale anche con neonati, spazi passeggini ad ogni piano, parcheggi riservati per donne in gravidanza e neomamme.

Il percorso espositivo va dalla terrazza del quinto piano a scendere, attraverso la metafora della montagna che racconta la vita sulla terra: si incontreranno quindi i ghiacciai, le foreste alpine, la storia delle Dolomiti, la storia dell’uomo sulla terra e poi giù fino alle serre tropicali e ai dinosauri.

Nel mezzo tanti giochi scientifici e sale dedicate alla scoperta e all’osservazione del mondo animale. Noi ci siamo divertiti moltissimo!

Asiago: attraversando km di foreste, purtroppo spaventosamente devastate dal maltempo dello scorso autunno, si travalica il confine regionale del Trentino per arrivare in Veneto, ad Asiago, rinomata località turistica famosa soprattutto per il suo formaggio.

Gabriele D’Annunzio la definì “la più piccola e più luminosa città d’Italia”, ma soprattutto è il centro principale dell’altipiano più grande d’Italia composto da 7 comuni.

È una città elegante e ricca di cose da vedere, ma vi consiglio in particolare la sosta in un caseificio (noi siamo andati al Pennar) per acquistare formaggi e alla pasticceria Carli, dove gustare la torta Ortigara, simbolo della città. Ortigara è il nome del monte su cui si combattè una delle più terribili battaglie della prima guerra mondiale. Ai soldati in trincea veniva portato un dolce fatto di farina, burro, uova, zucchero e mandorle. Nel 1920, al termine della guerra, le sorelle Carli decisero di mettere in produzione questo dolce e chiamarlo appunto “torta Ortigara”, quasi a cercare di cancellare con la dolcezza le atrocità di cui questi monti sono stati spettatori.

Sempre in tema di prima guerra mondiale, è imperdibile la visita al Forte Belvedere, a Lavarone, a cui si accede con una semplice passeggiata di una decina di minuti.

Il forte austriaco, perfettamente conservato e manutenuto, fu costruito intorno al 1910 a strapiombo sulla Val d’Astico, confine – allora – tra Italia e Austria-Ungheria. Gran parte è scavato nella montagna, con cunicoli e derivazioni sotterranee, e locali di servizio, ampi magazzini, l’acquedotto, la centrale elettrica, la centrale telefonica. Grazie al contributo multimediale e a alla riproduzione dei suoni da combattimento, consente di immergersi nell’atmosfera del tempo e di essere interessante anche per i bambini.

Ricordo che molte di queste località che ho segnalato sono ad ingresso gratuito per chi possiede la Trentino Guest Card, un pass a cui si ha diritto dopo almeno  due notti di soggiorno negli hotel del Trentino. La card dà anche una serie di altre agevolazioni, come l’utilizzo gratuito dei mezzi di trasporto pubblico e sconti di vario

  • L'inverno in montagna

 


Natale fa rima con termale (influenza permettendo)

Per la legge di Murphy, ben nota a tutti i genitori, l’influenza ci ha colti al secondo dei nostri sette giorni di vacanza natalizia.
 
Tuttavia, sursum corda, vi racconterò cosa siamo riusciti ugualmente a fare a Montegrotto Terme e dintorni, in provincia di Padova, nel meraviglioso Parco dei Colli Euganei.
 
Cominciamo con il dire che avevamo scelto questa meta per le terme: Montegrotto Terme, Abano Terme, Battaglia Terme e Galzignano Terme costituiscono il Bacino Termale Euganeo, tra i più importanti in ambito europeo. Le acque della zona, ricchi di elementi chimici e di minerali fonte di benessere, erano conosciute  già dagli antichi romani, come testimoniano Tito Livio, Plinio, Svetonio, Marziale e la loro fama continuò per secoli, fino ad attrarre Petrarca, Shakespeare, Goethe, Mozart. E infine la famiglia Bracalini 🙂
 
Dagli alberghi cinque stelle ai B&B, la zona offre alloggi per tutte le tasche. Noi abbiamo scelto (per la verità mio marito, un genio in queste scoperte!) la foresteria di Villa Rosa a Tramonte di Teolo, una delle residenze più raffinate e ricche di storia della zona.
 
Visto che, a causa della febbre, abbiamo dovuto passare molte ore in casa, almeno l’abbiamo fatto in un posto incantevole 🙂
 
In ogni caso, ovunque scegliate di alloggiare, sappiate che è sempre possibile acquistare l’ingresso in uno dei numerosissimi hotel con spa e terme delle località prima citate.  Il costo medio della giornata è di 30 euro a persona.
In aggiunta si possono prenotare inalazioni e aerosol di acqua termale e massaggi con il celeberrimo fango termale cosiddetto “maturo”. Ma se vi interessano solo le piscine (e non i trattamenti correlati, sauna, bagno turco, …) e volete la dritta delle dritte, sappiate anche che con pochi euro –7 per gli adulti e 5 per i bambini – è possibile godere della stessa acqua e di un eccellente servizio nelle terme comunali di Abano Terme.
 
Noi abbiamo sperimentato anche la Grotta di sale, con la nebulizzazione del sale nell’aria consigliata per l’apparato respiratorio. Ed effettivamente al nostro piccolo intasato dal raffreddore è stata utile.
 
I borghi termali sono da sempre meta turistica e dunque hanno un’offerta di spettacoli, concerti, parate natalizie e illuminazioni molto ricca.
 
Ma i Colli euganei, accanto alle terme, offrono tantissimo. Ecco cosa siamo riusciti a vedere noi nel tempo che ci è stato concesso.
 
Cominciamo dalla Abbazia Benedettina Santa Maria Assunta di Praglia, fondata all’inizio del XII secolo, che conserva la pianta definita nel 400 con la chiesa, i chiostri, la Sala capitolare, il monumentale refettorio e la ricchissima biblioteca, dove ancora oggi le abili mani dei monaci restaurano libri antichi dal valore inestimabile. Una menzione particolare va fatta sull’opera di recupero compiuta negli ultimi mesi del 1966 e nei primi del 1967, su oltre 4000 volumi e altro materiale danneggiato a Firenze per lo straripamento dell’Arno e contemporaneamente per l’acqua alta a Venezia.
 
Sempre in ambito religioso, c’è poi il Santuario della Madonna della salute di Monteortone. Secondo la tradizione l’origine del santuario risale al 1428, quando un soldato di nome Pietro Falco si ritirò in preghiera in questo luogo e vide la Madonna, che gli promise la guarigione di vecchie ferite alle gambe se si fosse bagnato con l’acqua di una vicina fonte. Guarito miracolosamente, il protagonista della vicenda rinvenne tra i sassi una tavola dipinta raffigurante la Vergine con Gesù Bambino e ai lati San Rocco e Sant’Agostino. Diffusasi la notizia del miracolo, un numero sempre maggiore di devoti iniziò a visitare la località, mentre alla Vergine di Monteortone si attribuiva anche la rapida fine della pestilenza che in quel periodo aveva colpito Padova. La fonte di acqua calda è ancora oggi aperta e visitabile.
 
 
C’è poi il vastissimo ventaglio delle ville, dei castelli e dei giardini veneti, a ragione noti in tutto il mondo: il Castello del Catajo a Battaglia Terme, Villa Vescovi a Torreglia e Villa Barbarigo a Galzignano, il Castello di san Pelagio a Due Carrare, le  due Ville Contarini.
Vorrei raccontarvi di queste bellezze artistiche e naturali, ma la febbre ci ha costretti a farle restare negli appunti di viaggio come meta della nostra prossima volta.
A una ventina di minuti di strada c’è poi Padova, la città dei gran”gran dotori”, dove sono irrinunciabili la visita alla Basilica del Santo (i padovani la chiamano così, senza specificare che il Santo è Antonio, per loro Santo per antonomasia) e la sosta golosa con caffè e menta allo storico Caffè Pedrocchi, locale internazionale che deve la sua fama ai grandi letterati che lo hanno frequentato notte e giorno.
 
Siamo riusciti a visitare anche il caratteristico borgo di Arquà Petrarca, uno dei più belli d’Italia, che fu abitato negli ultimi anni di vita da Francesco Petrarca.
“Mi sono costruito sui colli eurganei una piccola casa, decorosa e nobile; qui conduco gli ultimi anni della mia vita, ricordando e abbracciando con tenace memoria gli amici assenti o defunti”: così scriveva il poeta. L’abitazione duecentesca, ricca di affreschi, è visitabile. Sono ancora conservati lo studiolo in cui morì il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie. Da ricordare, inoltre, la nicchia in cui è custodita la mummia della gatta che si dice fosse appartenuta al Petrarca.
La cittadina conserva anche le spoglie del poeta, in una grande urna in pietra rossa veronese posta vicino alla chiesa dell’assunta. Fu eretta sei anni dopo la morte dal genero Francescuolo da Brossano e reca la scritta dettata dallo stesso Poeta: “Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli, o Vergine Madre, l’anima sua, e tu, figlio della Vergine, perdona. Possa essa, stanca della terra, riposare nella rocca celeste”.
 
Arqua Petrarca deve la sua fama, oltre che al letterato di cui porta il nome, anche al famoso brodo di giuggiole, di cui ho già scritto in questo post:
Il brodo di giuggiole ci fa arrivare alla parte gustosa del nostro viaggio.
 
Oltre al pandoro – immancabile per Natale e Capodanno, soprattutto nel veronese – i Colli Euganei sono ricchi di prodotti tipici, in particolare il vino (ricordo il Serprino bianco frizzante e il Fior d’arancio), i piselli di Baone e Arqua, caratteristici per i baccelli molto piccoli e dolcissimi e infine il miele.
 
Se siete in zona con i bambini visitate l’apicoltura Giarin  “Miele più”, dove potrete vedere le arnie e scoprire l’affascinante e perfetto mondo delle api e degustare i prodotti dell’apicoltura. Noi abbiamo assaggiato diversi tipi di miele, ma soprattutto abbiamo gustato il “nettare d’oro” preso direttamente dal telaino, ovvero la struttura in legno sulla quale l’ape crea le celle, all’interno delle quali deposita il miele poi chiuso con l’opercolo di cera.
Una esperienza unica e dolce, come l’aria delle terre padovane.  
 
  • Padova, il Leon del Veneto

Il delta del Po, poetica Camargue d’Italia

Dove il grande fiume sfocia nel mare si forma un ambiente magico, che unisce acqua e terra e le fonde insieme in una laguna sconfinata e ricca di poesia.
Siamo nel Parco Regionale Veneto del Delta del Po, un luogo sospeso tra ampie anse di acqua dolce che incontrano l’acqua salata dell’Adriatico, dove si susseguono oasi naturalistiche salmastre alternate a paesaggi agricoli e risaie a perdita d’occhio.
Se cercate un luogo dove sentire solo il suono del silenzio e lasciarvi trascinare dalle emozioni il delta del Po è il posto giusto: uno scrigno naturalistico che racchiude migliaia di uccelli d’aria e d’acqua e specie botaniche diversissime e dove l’uomo ha imparato a convivere con una natura imponente, tutelando l’ecosistema e favorendo uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Una località che giustamente è patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera.
Siamo stati nel delta del Po gli ultimi giorni di ottobre, in giornate particolarmente limpide e ancora tiepide che ci hanno regalato immagini, suoni e colori indimenticabili.
Partiamo da Milano e facciamo la prima sosta a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, per il pranzo all’agriturismo Le Clementine.  Non consigliato ai vegetariani, ma consigliatissimo a chi ama l’ottima cucina di campagna: salumi, pasta fatta in casa con ragù d’anatra e radicchio, la tradizionale bondiola di maiale (una specie di cotechino molto saporito), brasati accompagnati da confetture e mostarde realizzate dalla cuoca Clementina. Prezzi onesti e cortesia squisitamente veneta. Consigliatissimo.
 
Ci dirigiamo poi verso la nostra meta: lagriturismo Ca Bonelli a Scardovari. Ci accoglie Gioia e ci accorgiamo subito di essere arrivati in un posto quasi sospeso nel tempo e nello spazio. Appartamento nell’omonima azienda agricola, immerso nella campagna.  Scardovari è una località molto comoda per chi vuole scoprire la zona: a due passi dalla spiaggia Barricata e dalla spiaggia delle conchiglie, è punto di partenza ideale per scoprire la sacca di Scardovari, la più grande laguna del Delta.
La strada che costeggia la sacca si percorre facilmente in auto (o in bicicletta, ancora meglio, se la stagione lo consente). Si possono ammirare tutte le fasi dell’acquicoltura, con i tradizionali cason dei pescatori, le reti, le barchette ormeggiate e, ben visibili, gli allevamenti di cozze, vongole e fasolari.
Il consorzio Scardovari è la prima realtà in Italia per molluschicoltura e non potrete non assaggiare le squisitezze di cui i pescatori vanno giustamente così orgogliosi.
Se volete darvi al cibo autoctono, non dimenticate il riso locale, gustato magari con i frutti di mare: le caratteristiche morfologiche e minerali del delta del Po rendono il riso locale uno dei più pregiati d’Italia, ricco di minerali e proteine, oltre che particolarmente saporito grazie alle brezze saline di cui può godere.
Attenzione quando viaggiate per strada: ogni tipo di animale potrà passarvi davanti, dalle lepri ai ricci, alle lontre, agli aironi…
Le gite che si possono fare sono innumerevoli, con o senza barche, a seconda delle condizioni atmosferiche e idrometriche.
Qui racconto quelle che abbiamo fatto noi in tre giorni a fine ottobre e con (purtroppo) il buio che arrivava troppo presto a interrompere le nostre fantastiche esplorazioni.
 
Abbazia di Pomposa: imperdibile, uno dei più belli e imponenti edifici romanici italiani, fondata dai monaci benedettini prima dell’XI secolo su un’isola chiusa tra il mare e il Po. Davanti ha un bel parco con animali in legno dove trascorrere un po’ di tempo libero con i bambini.
Piccola nota: vicino a Pomposa c’è uno spaccio aziendale della locale azienda Valfrutta, purtroppo aperto solo mercoledì e giovedì, ma dove si può fare rifornimento di succhi e conserve.
 
Comacchio: considerata la Venezia dell’Emilia, si sviluppa su 13 isole ed è attraversata da canali d’acqua che si snodano come strade d’acqua lungo tutta la città, tra storia e natura. Senza saperlo, siamo capitati nel bel mezzo di una quattro giorni dedicata alla festa di Halloween, con la città letteralmente trasformata in chiave horror-carnevalesco con spettacoli, parate e vetrine addobbate di zucche. La manifestazione trae la sua origine più antica dalla leggenda comacchiese del folletto Sgarabusèn, pronto a compiere incursioni notturne per spezzare il sonno di grandi e piccini, mentre in anni più recenti, nel 1976, fu Pupi Avati ad ambientare a Comacchio il thriller horror “La casa dalle finestre che ridono”. Divertimento puro per i bambini, che passeggiano per Comacchio travestiti e felici. Specialità culinaria è l’anguilla, ma in autunno, oltre al pesce, troverete anche ottimi piatti a base di zucca.
 
Chioggia: città di pescatori e marinai, è una località meravigliosa e magica, dove perdersi passeggiando tra i canali e le calli. Merita assolutamente una visita il mercato del pesce, una vera e propria istituzione, tra Piazza del Popolo e canal Vena con una trentina di postazioni allestite da pescivendoli provenienti dalle zone limitrofe, chiamati con il particolare nome di mògnoli. Pranzate allo storico Caffè Flora, sul corso principale: piatti ottimi, personale gentile e mini porzioni da “cicchetteria” per i bambini. Da provare, se nella giusta stagione, le moleche con la polenta, ovvero i piccoli granchi che in primavera e autunno abbandonano il loro rivestimento per la muta e si presentano morbidi (da cui il nome), tipici della laguna veneta.
A Porto Viro potrete ammirare la splendida Villa Carrer Contarini, trasformata dagli eredi in anni recenti in un hotel di charme.
I Contarini erano una nobile famiglia veneziana, che decise di investire in proprietà immobiliari dopo che i commerci erano diventati più faticosi a causa delle concorrenza turca. Nel 1606, dopo che il Po venne rettificato con la grande opera idraulica del taglio di Porto Viro per evitare che interrasse Venezia, i Contarini acquistarono qualche metro di terra emersa e “tre onde nel mare”. Le tre onde nel mare, nel giro di tre secoli, sono diventate centinaia di migliaia di ettari. Un grande fiuto per gli affari, non c’è che dire 🙂
La Villa era talmente sfarzosa che in paese era chiamata “il Paradiso”. Vi soggiornava abitualmente il filosofo Antonio Rosmini, che poi divenne santo, insieme ai più illustri personaggi dell’ epoca.
Infine lasciatevi suggestionare dalla natura e fermatevi dove vi porta l’ispirazione del momento: noi abbiamo goduto di indimenticabili tramonti e colori sulla spiaggia delle conchiglie e sulla spiaggia di Boccasette, dal fascino naturale e selvaggio.
E prima di partire ricordatevi di fermarvi tra i canneti ad ammirare gli eleganti fenicotteri lungo via delle valli, nei pressi di Porto Levante.
Il loro tenue colore rosa resterà il ricordo più dolce della Camargue d’Italia.
  • Agriturismo Le Clementine a Badia Polesine

La Parigi dei bambini: qualche idea per viverla al meglio

Parigi, oltre ad essere una delle capitali più belle del mondo, è a misura di bambini e famiglie, soprattutto in estate. Come per tutte le grandi città, bisogna però sapersi muovere e adottare qualche accorgimento per viverla al meglio.

Per esempio, pur avendo una delle migliori reti metropolitane d’Europa, le stazioni sono profonde e ripide e gli ascensori rari, per cui è utile conoscere e utilizzare i numerosi autobus, più comodi e con un’area dedicata ai passeggini.

Ugualmente bisogna sapere dove e come mangiare, soprattutto se avete al seguito dei nanetti sempre affamati. I parigini amano moltissimo fare i pic nic, tutti – anche professionisti, manager, impiegati in pausa pranzo – per cui troverete ovunque aree verdi, sedie, panchine, fontanelle di acqua potabile e prati puliti, insieme a tante vasche di sabbia fine in cui giocare come sulla spiaggia.

Infine d’estate potrete tenere la Senna come punto di riferimento rigenerante. La crociera lungo il grande fiume vi farà vedere una Parigi insolita e ricchissima di ponti (ce ne sono ben 37, uno diverso dall’altro) e piacerà molto ai piccoli, mentre le rive del fiume sono dotate di confort e attrazioni nell’ambito della iniziativa Paris plage, che ogni anno trasforma le rive in spiagge con piscine, percorsi ciclabili, locali e intrattenimento di vario genere.

Non potrò elencare qui tutto quello che c’è da vedere con i bambini a Parigi, dal museo del cioccolato a quello della magia, dalle innumerevoli giostre vintage ai tantissimi parchi zoologici, ma vi suggerisco qualche idea, frutto della nostra esperienza, per coniugare turismo e riposo e per far apprezzare anche ai piccoli la magia della Ville Lumière.

Jardin des plants e dintorni – V arrondissement

Il più bello e il più ricco orto botanico di Francia è anche un’oasi di verde molto rilassante, come ce ne sono molte nella capitale francese. È perfetta per fare un pic nic immersi tra i colori e le espressioni più variegate della natura. Il giardino fa parte del Museo di Storia naturale ed è quindi possibile vedere anche tutte le gallerie annesse (mineralogia, paleontologia, galerie de l’evolution…). Molto belle la serra tropicale e l’area alpina, con oltre 2000 specie vegetali di montagna. Nato come giardino reale per le piante officinali, al suo interno ha anche un antico zoo (menagerie, in francese) con animali molto rari. Noi, per esempio, siamo riusciti a vedere un dolcissimo panda rosso che riposava su un albero di bambù 🙂 In tema anche la giostra Dodo Manege, in stile anni ’30, con gli animali estinti o in via di estinzione, tra cui il celebre dodo delle Mauritius e l’epiornis del Madagascar, il più grande uccello mai conosciuto.

Uscendo su rue Geoffroy-Saint-Hilaire vi troverete di fronte la moschea di Parigi, la seconda più grande d’Europa dopo quella di Roma. Siete nel bel mezzo del quartiere latino. Potrete visitarla o bere un caffè nel bistrot adiacente. Incantevole il giardino, simbolo del paradiso mussulmano.

Percorrete poi rue Monge. Poco prima di arrivare alla fermata Cardinale Lemoine, alla vostra destra si aprirà una bella sorpresa: l’arène de Lutece, l’arena di Lutezia, grande anfiteatro gallo-romano del 1 secolo dC, incredibilmente conservata all’interno della metropoli (Lutezia è l’antico nome di Parigi). È un’oasi molto silenziosa in un quartiere vivacissimo. È possibile sedere sia sugli spalti dell’anfiteatro che nell’adiacente giardino. Potrete raccontare ai vostri bambini cosa succedeva qui, tra spettacoli di gladiatori, animali da circo e rappresentazioni teatrali.

Pantheon e Jardin du Luxembourg – V arrondissement

Il Pantheon di Parigi è il grande mausoleo della nazione. Già basilica cristiana, cambiò più volte destinazione fino al 1885, quando in occasione del funerale di Victor Hugo assunse definitivamente la funzione attuale. Si trova sulla sommità del colle Sainte-Geneviève. Santa Genoveffa, patrona di Parigi, è inumata qui fin dal 512 per avere protetto Parigi dai barbari. La sua storia è raccontata lungo tutte le pareti della grande navata.

Al livello principale ai bambini potete mostrare l’immagine di Antoine de Saint Exupery, l’autore de Il Piccolo Principe e, se sono grandicelli, il Pendolo di Foucault, costruito su incarico di Napoleone dall’omonimo fisico per dimostrare la rotazione della terra. Fu presentato al pubblico nel 1851, proprio con un lungo filo attaccato alla cupola del Pantheon.

Nella cripta invece fate lezione di scienze, arte, letteratura, medicina e storia visitando le tombe di Hugo, Zola, Dumas, Pierre e Marie Curie e moltissimi altri.

Consiglio anche una sosta al negozietto di souvenir del Pantheon perché ha dei bellissimi libri su Parigi.

Usciti dal mausoleo, se volete completare la storia di santa Genoveffa, potete visitare la chiesa di Saint Etienne du Mont, che ne conserva le reliquie (un dito), oltre alla tomba di Pascal, Racine e Ozanam.

A questo punto i bambini avranno bisogno di correre e giocare. Costeggiate il viale della Sorbona ed ecco pronto il meraviglioso Jardin du Luxembourg, uno dei parchi più grandi e più eleganti di Parigi, voluto da Maria de’ Medici all’inizio del 1600. È il giardino del Senato francese e vi stupirà per la sua bellezza e per la ricchezza di giochi d’acqua e colori, statue e fontane, una più bella dell’altra. Per noi la tappa fissa è la grande e romantica fontana delle barchette, un po’ retro, sempre circondata dai bambini che con un bastoncino di legno fanno a gara a spingere le piccole imbarcazioni colorate.

Nel parco divertitevi a scoprire i personaggi scolpiti e nascosti nel verde: troverete Polifemo, santa Genoveffa,  tante divinità mitologiche e persino una riproduzione della Statua della Libertà. Forse non tutti sanno che a Parigi ci sono ben cinque copie del celeberrimo simbolo degli Stati Uniti, in nome dell’amicizia tra i due Paesi e come riconoscimento ai suoi francesi autori: Frédéric Auguste Bartholdi e i suoi consulenti Viollet Le Duc e Gustave Eiffel per la realizzazione della struttura metallica. Una riproduzione della sola fiamma della torcia si trova invece sul Ponte dell’Alma, più noto come luogo in cui trovò la morte la principessa Diana d’Inghilterra.

Ai giardini ci sono spessissimo anche spettacoli di marionette, di cui i bimbi francesi sono molto appassionati, un bel parco giochi e i pony da cavalcare.

Parc Citroen – XV arrondissement

Il Parco è fuori dai circuiti turistici tradizionali. Sorge in una vasta area occupata fino a pochi anni fa dagli stabilimenti della casa automobilistica. È un ampio parco verde, in cui passare qualche ora piacevole, se si vuole sentirsi un po’ parigini. La grande pecca è a mio avviso che non è dotato di giochi per bambini. In compenso ha delle belle fontane in cui rinfrescarsi nelle giornate più calde e anche il disegno della vegetazione è notevole, con i due spazi Jardin Blanc con vegetazione chiara e Jardin Noir di colore verde scuro.

La vera attrazione del parco è la grande mongolfiera che campeggia in mezzo al parco. Purtroppo, a causa del vento, noi non abbiamo potuto provare questa esperienza. In condizioni meteo favorevoli, è possibile fare un giro sul grande pallone per vedere Parigi dall’alto. Tariffa intera 12; ridotta 6 euro per bambini 3-11 anni. http://www.ballondeparis.com/fr/

Musee du Quai Branly – VII arrondissement

Dopo aver ammirato in tutta la sua imponenza ed eleganza la Tour Eiffel, potete dirigervi al Museo di Quai Branly voluto e inaugurato dal Presidente francese Chirac. Il nome viene dalla localizzazione, quai Branly appunto. Il museo raccoglie importanti collezioni d’arte non occidentale, ovvero di Africa, Asia, Oceania e Americhe. L’edificio stesso che lo ospita è un’opera architettonica di pregio, progettato dall’architetto Jean Nouvel e coperto da un muro vegetale di 800 metri quadrati. I bambini si divertiranno a trovare mostri e streghe dell’arte primitiva, mentre gli adulti vedranno qualcosa di davvero insolito. Bello il giardino esterno, dove ci si può soffermare a bere qualcosa (attenzione, il cafè del museo è abbastanza costoso) oppure a leggere. Nelle belle giornate viene infatti allestita una sorta di sala lettura all’aperto con libri di fiabe a libera consultazione per bambini, ombrelloni, cuscini e tappetoni. Originale.

Cité des enfants e Geode nel Parc de la Villette – XIX arrondissement

Questo è il posto ideale in cui andare con i bambini nelle giornate di pioggia a Parigi. Si trova all’interno della Cité des sciences e de l’industrie, il museo più grande d’Europa dedicato alle scienze, alla natura e alla tecnologia.

Lo spazio è strutturato in due aree: bambini da 2 a 7 anni e da 5 a 12. Biglietti da 9 a 12 euro. Noi abbiamo visitato quella dei più piccoli, suddivisa in cinque zone tematiche: je me découvre, je sais faire, je me repère, j’expérimente, tous ensemble.

Abbiamo trovato moltissime attività da fare: laboratori d’acqua, labirinti, giochi di ombre, spettacoli di colori, giochi di logica, di suono, di scoperta, percorsi. Va alla grande il mini cantiere, dove aspiranti muratori con gilet e caschetti, si danno da fare su gru e muletti per costruire una grande casa con mattoni di gommapiuma. Per la verità questo gioco piace un sacco anche ai papà che fanno consulenza ingegneristica di alto livello ai loro piccoli 🙂

La permanenza massima è di 90 minuti ed è consigliabile la prenotazione, soprattutto nelle giornate potenzialmente a più alto affollamento.

La Cité ha anche diverse mostre temporanee dedicate ai bambini, come quella sui cuccioli di animali dell’estate 2017.

La struttura è inserita in un parco molto grande, il Parc de la Villette,  l’ex mattatoio di Parigi, con diverse strutture degne di nota e giardini a tema. Ne segnalo due. Innanzitutto la Geode, sala di proiezione semisferica in cui vengono trasmessi film in 3 D e a 180 gradi dedicati alla natura e alla scienza. Esternamente la superficie sferica è riflettente e quindi molto particolare da vedere e fotografare.  Per i bambini è poi notevole l’area giochi, soprattutto il jardin du dragon, un grande drago d’acciaio con uno scivolo da 80 metri.

Jardin d’acclimatation e Fondazione Louis Vuitton – XVI arrondissement

Il giardino fa parte del Bois de Boulogne, un po’ alla periferia di Parigi, ma a noi piace molto e ci torniamo sempre con piacere. Il costo d’ingresso è contenuto (4 euro), ma le attrazioni si fanno con ticket da 3 euro l’uno e molto spesso ne servono due per ogni singola attrazione. Inoltre paga anche il genitore accompagnatore sulle giostre. Ciò premesso,  si può passare una giornata spensierata e divertente.

Il giardino è a metà tra un parco divertimenti e un parco zoologico: ci sono il petit train, la riviera incantata (un percorso su canoe lungo un corso d’acqua), un lago in mezzo ai salici in cui remare su piccole barche, giostre di tutti i tipi, tappetoni per saltare, passeggiate su pony, dromedari, asini e cavalli, un piccolo zoo e una grande voliera, tante fontane. A noi è piaciuto molto anche il teatro di Guignol, marionetta tradizionale francese. Nel parco passeggiano liberamente oche, anatre e pavoni e ci sono pianoforti sparsi, a libero utilizzo dei bambini.

Quando li avrete stancati per bene, concedetevi una pausa (per genitori) alla Fondazione Louis Vuitton, galleria espositiva di arte contemporanea che si trova all’interno del Bois de Boulogne e a cui si accede direttamente dai giardini. Esternamente è una come una grande nuvola di vetro che galleggia sull’acqua. Incantevole la vista sulla città dalle terrazze più alte.

Jardin des Tuileries – I arrondissement

Uno dei giardini più noti di Parigi, le Tuileries si stendono dal Louvre fino a Place de la Concorde. Siamo nel cuore della città, in una delle mete turistiche più visitate. Voluto da Caterina de’ Medici a metà ‘500, divenne parco pubblico dopo la rivoluzione francese. Visitandolo vi sentirete molto parigini e nello stesso tempo cittadini del mondo, sentendo parlare tutte le lingue.  Il giardino è grandissimo e davvero incantevole. Lo consiglio soprattutto se avete bambini con voi perché permette di godersi lo spirito parigino, accontentando anche loro. Al suo interno vi sono vaste aree gioco molto belle e attrezzate, caffè, ristoranti, vasche e fontane di ogni tipo con pesci e anatroccoli e anche un vero e proprio luna park, con una ruota panoramica favolosa. Se la giornata è limpida, dall’alto della grande roue vedrete una Parigi mozzafiato. Se poi avete ancora voglia di camminare, arrivate fino al Museo dell’Orangerie, sul giardino confinante con la Senna e continuate a sognare la bellezza con le ninfee di Monet e con la collezione Walter-Guillaume di capolavori impressionisti, con Picasso e con Rodin.

Montmartre – XVIII arrondissement

Montmartre è tappa imprescindibile dei turisti a Parigi, ma con gli opportuni accorgimenti, può essere una meta giusta e non troppo faticosa anche per i bambini. Essendo una collina – la butte – salirci non è semplice, soprattutto se siete con il passeggino. Consiglio il Montmartre bus, un piccolo autobus elettrico che passa da Pigalle, a pochi passi dal Moulin Rouge e che permette di salire in cima attraversando i punti più caratteristici del quartiere. In alternativa c’è anche il trenino turistico, ma con guida solo francese e inglese. Poi però fate la discesa a piedi a poco a poco, addentrandovi nei vicoli e nei negozietti più originali per assaporare tutta l’atmosfera del quartiere degli artisti e dei letterati.

La collina è dominata dalla Basilica del Sacro Cuore, una chiesa unica al mondo dove l’adorazione perpetua continua senza interruzione notte e giorno da 125 anni.  La Basilica è nota anche per il suo caratteristico colore bianco, che diventa più luminoso nelle giornate di pioggia.

Affacciatevi sul piazzale, sempre affollato di musicisti, e avrete ai vostri piedi tutta la ville lumière.  Alle spalle del Sacro Cuore invece ci sono decine di acquerellisti e ritrattisti, sempre pronti a immortalare su tela l’immagine serena e stupita di tanti visitatori. Anche per i bambini tutte queste pittoresche figure sono curiose da vedere.

Dietro la Basilica si trova anche un piccolo spazio verde, molto ben curato e poco conosciuto dove fermarsi a riposare al fresco. Si trova in rue de la bonne e permette di godere di un panorama unico, tra la basilica e le famose vigne di Montmartre.

Se cercate una giostra, la trovate ai piedi della collina, al termine della corsa della funicolare. È un carousel tradizionale francese, accompagnato da qualche classico gioco da spazio aperto, ma un giro lì può essere indimenticabile anche per i piccoli.

Per il resto, camminate, camminate e camminate. Ogni negozio può essere una scoperta: dalla boutique di profumi agli articoli in pelle, dal negozio che confeziona le illuminazioni personalizzate natalizie alla boutinque che vede solo angeli, di ogni colore, misura e materiale. Per esempio io, pur essendoci andata diverse volte, solo per caso ho scoperto i negozi di stoffe e le mercerie di saint Pierre, un mondo coloratissimo di stoffe, tessuti, passamanerie, bottoni e moda francese.

Infine non mancate place des Abesses, una piazza pittoresca presente anche nel film “Il favoloso mondo di Amelie”, che ospita il famoso muro del je t’aime, uno dei luoghi più fotografati e romantici di Parigi, non a caso città dell’amore. C’è scritto “Ti amo” in decine di lingue di tutto il mondo. La stazione metro Abesses è la più profonda di Parigi (la scalinata a piedi è comunque impreziosita da una galleria di dipinti su tutte le pareti) ed è indicata da una insegna art nouveau realizzata dall’architetto Hector Guimard, diventata uno dei simboli della città.

  • Crociera sul bateau mouche lungo la Senna

La spiaggia infinita e la storia: il nostro sbarco in Normandia

La Normandia è una regione a nord della Francia non semplice da raggiungere, ma veramente supér, come dicono i francesi, per la sua bellezza selvaggia.

Da Parigi la meta ideale per famiglie è uno dei paesini balneari sulla Cote Fluerie. Con due ore di treno o di macchina si arriva a Trouville-Deauville, cittadine gemelle che condividono la stazione ferroviaria e sembrano dipinte su una cartolina giunta direttamente della Belle Epoque, separate solo da un ponte e da un canale di mare.
Noi abbiamo soggiornato in centro a Trouville, località romantica e suggestiva, un po’ retro, con un patrimonio architettonico unico di ville affacciate in riva al mare. Nota come Regina delle spiagge, si fa ammirare per la sua lunga promenade di sabbia fine e non stupisce che tanta bellezza abbia affascinato per decenni artisti e scrittori. Le nuvole che sembrano toccare la terra, le tende a strisce che colorano la spiaggia e un tramonto unico, che visto dalla spiaggia vale da solo un intero viaggio. Molto belle anche Deauville, con il famoso casinò, gli alberghi, i cafè e i bistrot più chic della Normandia e la pittoresca Honfleur, considerata uno dei porti piu belli di Francia.

Premessa: occorre attrezzarsi per il freddo e la pioggia, almeno per chi è freddoloso come me. Diciamo che per chi vive in ambiente mediterraneo, essere in Normandia è come essere al mare in autunno inoltrato. Può capitare la giornata tiepida, ma in generale si starà sempre meglio con i pantaloni lunghi, una bella felpina e un capo antipioggia. Il mio consiglio è di cercare come base una località balneare attrezzata per le famiglie, così da sfruttare appieno i benefici dell’aria salubre, uscendo un po’ dal cliché mare uguale caldo e ricerca disperata di refrigerio in acqua.

In Normandia il mare è molto di piu! Per i bambini è meraviglioso: difficile fare il bagno – forse con una muta, ma noi non l’abbiamo fatto, perché l’acqua della Manica è molto fredda – ma le spiagge sono attrezzatissime con ogni tipo di attrazione: giochi e giostre di tutti i tipi (costo medio dai 3 ai 4 euro a giro), mini treno e mini golf, piscine riscaldate, cure saline e termali, corse di asinelli sulla battigia, atelier di pittura per piccoli artisti, concorsi di castelli di sabbia…il tutto senza lo stress del caldo, ma con ingenti quantità di iodio diffuso.

Siamo nel paradiso dei gabbiani e dei pesci. I bambini appassionati di questi animali, ne vedranno di ogni tipo e ovunque, soprattutto all’incredibile Marche aux poissons, monumento storico dal 1992, dove ammirare (e poi degustare) pesci enormi e buonissimi. Trouville in particolare è un noto porto di pesca, il primo di sgombri e crostacei nella Baia della Senna.
La vera meraviglia per i piccoli (e anche per noi genitori) è scoprire l’infinito spazio della spiaggia, che durante la bassa marea, due volte al giorno, diventa una tavola morbidissima in cui correre fino allo sfinimento.
A distanza ragionevole d’auto con bambino a bordo, si possono fare tante esperienze normanne.

Partiamo da Lisieux, la città di santa Teresa di Gesù bambino, dottore della Chiesa e dei suoi genitori, Louis e Marie Zelie, proclamati santi due anni fa (la prima coppia di sposi santi). Per me una emozione grandissima, soprattutto vedere il Carmelo, dove questa giovanissima donna riposa in un letto di rose, che negli anni sono diventati il simbolo delle tante grazie che non cessa di far piovere sulla terra. Oltre al Carmelo, è d’obbligo una visita alla grandissima Basilica dedicata e alla Cattedrale di Saint Pierre, primo esempio di gotico della Normandia.

Proseguite poi per Honfleur, graziosa cittadina portuale ricca di negozi di artigianato, con un centro storico pieno di case a graticcio che sembrano disegnate. Per merenda crepes o tarte normande, che i grandi possono accompagnare con un bicchiere di sidro del Calvados.
Faccio una piccola ma fondamentale parentesi: il gelato. La glace in Francia è carissima! Mediamente dai 3 ai 4 euro una boule, cioè una pallina. Un salasso se avete, come probabile, figli che vogliono almeno due palline al giorno di gelato al cioccolato! Comunque questa è una costante della Francia, che abbiamo sperimentato un po’ ovunque.

Terza tappa imprescindibile è Etretat, una cittadina affacciata sulla Manica con le sue incredibili falesie naturali a picco sul mare e il famoso arco naturale, reso noto in tutto il mondo da un dipinto di Manet del 1886 (Honneporte).
Si arriva attraversando lo spettacolare ponte sulla Senna, il cosiddetto Ponte Di Normandia, un’opera ingegneristica che vi lascerà a bocca aperta. Sembrerà letteralmente di volare salendo e discendendo la sua enorme arcata, per passare dall’alta alla bassa Normandia, dal Calvados al Dipartimento della Senna Marittima.
A Etretat, se il tempo lo consente, potete visitare il monumento Oiseau blanc, che si trova a picco sul mare, sopra la falesia d’Amont, raggiungibile solo a piedi. L’opera ricorda l’impresa di due piloti, Charles Nungesser e Francois Coli, che nel 1927 tentarono di attraversare il nord Atlantico verso New York a bordo di un aereo, ma di cui si persero per sempre le tracce dopo un breve avvistamento in Irlanda. Impresa leggendaria, che dà il nome anche a un ristorante di Parigi.

E infine, per riempirvi gli occhi di infinito, fate un’altra tappa a Yport, piccolo centro marinaro, meno noto della vicina Fecamp, ma che vi sorprenderà con le sue falesie altissime e la sua spiaggia colorata, un posto idilliaco per una sosta, dotato anche di un bel parco giochi per bambini.

Ma la Normandia è anche un libro di storia a cielo aperto. Da questa terra è passata la grande storia del secolo scorso e attraversarla suscita forte emozione.
È come se la libertà per cui migliaia di ventenni combatterono, forse anche inconsapevolmente, fosse oggi custodita e sublimata in una natura forte, imponente, infinita. Sulle spiagge dello sbarco io mi sono sinceramente commossa.
Questa è forse la parte del viaggio meno adatta ai piccolini, ma i bambini più grandicelli, adeguatamente aiutati, potranno visitare musei molto ricchi, vedere reperti bellici e linee di combattimento molto ben conservate e capire tante cose.

Dallo sbarco del 6 giugno 1944 fino alla liberazione, la Normandia è stata teatro di una battaglia che ha mobilitato una quindicina di Paesi. Le spiagge dello sbarco hanno nomi anglo-americani e sono diverse: Omaha beach, Gold beach, Utah beach, Sword beach, Juno beach. Per una questione di tempo, abbiamo necessariamente fatto delle scelte, ma mi sento di consigliare qualche tappa.
Sicuramente meritano una visita l’emozionante cimitero americano di Omaha beach (silenzioso e intenso, almeno fino a che siamo arrivati noi, con il nostro piccolo che correva tra le migliaia di croci bianche..) e il vicino museo dello sbarco, Overlord Museum, con una vasta esposizione di mezzi blindati.
Non mancate di ‘sbarcare’ sulla spiaggia: penso che solo stando fisicamente in spiaggia, spalle al mare e gambe nell’acqua gelida, si possa anche solo lontanamente immaginare quello che provarono quei giovani soldati la fredda mattina in cui si affacciarono in terra francese. Emozione e terrore, orgoglio e paura.
Dirigetevi poi ad Arromanche per vedere il cinema circolare ‘I cento giorni di Normandia’, una proiezione di circa 20 minuti a 360 gradi con immagini d’epoca che è un omaggio a tutti i combattenti e ai civili vittime della battaglia. Il cinema si trova su una collinetta proprio sopra il porto artificiale costruito dagli alleati, di cui è possibile ancora vedere quel che resta a pochi metri dalla riva.
Infine, fermatevi a vedere la Batteria tedesca di Longues sur mer, monumento storico classificato perché è la sola ancora oggi equipaggiata di cannoni. Si trova sulla sommità di una falesia e per questo giocò un ruolo strategico il giorno dello sbarco. Fu conquistata il 7 giugno dalle truppe britanniche e rappresenta l’altra faccia della medaglia, quella tedesca. A dimostrazione che la guerra, purtroppo, è guerra per tutti.

  • Marché aux poissons - Trouville

Qualche giorno nelle Marche, tra mare, girasoli e travertino

Le Marche hanno bisogno di un piccolo aiuto, soprattutto quest’anno. Abbiamo passato una settimana tra dolci colline coperte di girasoli e borghi gioiello in travertino e laterizio. Ovunque un senso di attesa e forse un po’ di malinconia.

La stagione non sta andando bene. I turisti hanno deciso altre mete per via del terremoto, che qui si è sentito forte nell’ottobre del 2016, nelle scosse successive a quella tristemente più nota del 24 agosto in Abruzzo.

Molti paesi ne portano i segni, con le chiese chiuse e inagibili e le colonne dei porticati sulle piazze protette di rinforzi. Le prenotazioni sono scarse per le prossime settimane, con l’eccezione di qualche località turistica sulla costa.

Nella piazza centrale della bellissima Offida, la città del tombolo e dei merletti, l’esercente della gelateria ci ha parlato del giorno del terremoto, del durissimo inverno di neve e ghiaccio e della stagione turistica che non riparte, mentre alle sue spalle il convento agostiniano noto in tutto il mondo come Santuario del Miracolo Eucaristico resta chiuso, imbragato in una rete di metallo chissà per quanti mesi o anni..

Insomma, tutta questa premessa solo per dire di non abbandonare le Marche. Non lo merita questa terra stupenda e soprattutto non lo meritano i marchigiani, generosi, ospitali, ottimi cuochi, agricoltori, pescatori.

Abbiamo alloggiato in due diverse strutture a Cupra Marittima, paese molto comodo per i giretti e anche conveniente. Abbiamo scoperto arrivati lì che con 5 euro puoi affittare per tutto il giorno due lettini e ombrellone e i parcheggi sono quasi tutti gratuiti. Da milanese abituata alla Liguria non è bastata una settimana per capacitarmi di questa meraviglia.

Il mare non è bellissimo. La riviera adriatica non brilla certo per limpidezza delle acque, ma Cupra è bandiera blu e il mare è pulito. E comunque è ideale per i bambini perché l’acqua resta bassa per molti metri dalla riva e dunque è sicura.

Abbiamo alloggiato in due agriturismi diversi, in collina ma a breve distanza dal mare: La Castelletta (www.agriturismolacastelletta.it) e La Casa del Sole, entrambi a gestione famigliare, molto adatti ai bambini per l’ampia disponibilità di verde e con una favolosa vista mare. La Castelletta ha una bella piscina tra gli ulivi e vanta la cucina con i fiocchi della cuoca Gabriella, mentre alla Casa del Sole i bambini potranno vedere le caprette e raccogliere i pomodori con Luigi e Tiziana.

I nostri giretti ci hanno portato a vedere Grottammare (suggestiva la serata in città alta) e San Benedetto del Tronto, con una puntatina nel Conero a Numana e Sirolo.

Tra Cupra e San Benedetto c’è una bella ciclabile di 11 km, che prosegue anche oltre, fino a Porto d’Ascoli. Affittate una bici e farete contenti i bambini! A metà strada tra Cupra e Grottammare sostate nel Dream Point in cui passa il 43esimo parallelo, il punto esatto da cui inizia l’area mediterranea. Una scultura ci ricorda che lo stesso passa da quattro luoghi di fede: Santiago de Compostela (Spagna), Lourdes (Francia), Assisi (Italia) e Medjugorie (Bosnia Erzegovina).

Alla ricerca dei borghi più belli d’Italia delle province di Ascoli Piceno e Fermo, ci siamo affacciati nelle piazze di Moresco, con la famosa torre eptagonale, di Torre delle Palme, di Montefiore dell’Aso e di Campofilone, dove ovviamente abbiamo comprato i famosi maccheroncini.

A Ripatransone abbiamo attraversato quello che con i suoi 43 centimetri di larghezza è il vicolo più stretto d’Italia. Per le amanti del genere – o mamme di figlie femmine – ricordo che a Ripatransone c’è anche il museo della Barbie, mostra permanente con oltre 1000 Barbie, dalla prima del 1959 a quelle più rare.

Bellissima Offida, città natale di Tonino Carino (da Ascoli), borgo racchiuso tra mura del XV secolo, dove le donne ricamano il merletto al tombolo con piccoli fuselli di legno sulla soglia di casa. Merita assolutamente una passeggiata Santa Maria della Rocca, chiesa romanico-gotica affacciata su un dirupo, bella da togliere il fiato, soprattutto al tramonto.

Mentre a Francesco Romano è piaciuto moltissimo il presepe di scuola napoletana tutto automatizzato che si trova nella cripta della Chiesa della Collegiata, nella piazza centrale.

Ad Ascoli Piceno sostate al Meletti di Piazza del Popolo, un caffè storico che vi proietterà in un’atmosfera di altri tempi. Anisetta, rosolio o chinotto, ordinate qualcosa che sia antico ed elegante come le scritte che ci sono all’ingresso del locale: liquori, vini, dolciumi…Se l’orario ve lo consente, prendete qualche oliva ascolana o i cremini marchigiani da Migliori, in piazza Arringo. Anche in cartoccio da passeggio a 4 euro. Abbiamo chiuso la settimana a Loreto mangiando pane e ciauscolo dopo avere nutrito lo spirito nella Santa Casa.

  • Monumento alle merlettaie di Offida

Colmar e la magia del Natale in Alsazia

Colmar è magica e per chi ama lo spirito del Natale è assolutamente imperdibile. Le luci, le decorazioni, il profumo di pain d’epices e vin brulé, le candele, le case a graticcio tutte colorate, tutto è fiabesco e affascinante. La nostra settimana in Alsazia per me è stata un sogno continuo ad occhi aperti…vi lascio immaginare per un bambino di due anni e mezzo!

Imperdibile e romantico il quartiere detto La Petite Venise, affacciato sul fiume Lauch che riflette e moltiplica le luci di questa incredibile città.

Ogni angolo e ogni finestra sono addobbati in maniera originalissima, con folletti e orsi bianchi, angeli e Babbi Natale, renne e stelle, pinguini e omini biscotto, ghirlande e rami d’abete, pettirossi e melograni. In ogni strada c’è una storia da inventare, al galoppo della fantasia. E quando scende la sera, con dolci musiche natalizie in sottofondo, tutto si colora di blu, oro e rosa, regalando emozioni a grandi e piccini.

Da Colmar si possono fare vari giretti percorrendo le strade dei vini e delle birre alsaziani, alla ricerca della choucroute, piatto di carne di maiale e crauti, dei Bretzel, biscotti a forma di cuore e del munster, il famoso formaggio a pasta molle e crosta arancione.

I bambini saranno felicissimi di cercare sui tetti le famose cicogne dell’Alsazia che nidificano sui campanili e sulle case. Sono tantissime – al punto da essere ormai il simbolo della regione – si vedono ovunque e sono sempre un nuovo stimolo per immergersi in una fiaba.

Noi siamo stati a Mulhouse, Bergheim, Reichenweier, Kaysersberg, Turckeheim e diversi altri borghi, tutti molto suggestivi. Quest’ultimo, Turckeheim, ha una tradizione particolare: alle 22 in punto, ogni sera da maggio ad ottobre, un guardiano vestito di nero esce per le strade della città illuminandole con una torcia e cantando i canti tradizionali locali.

Merita una giornata di visita sicuramente anche l’elegante città di Strasburgo, che dista da Colmar una settantina di km.

Da ricordare: le piazze di Colmar durante tutto il periodo dell’Avvento sono occupate dai tradizionali Marchés de Noël, tipiche casette in legno che vendono ogni tipo di oggetto di artigianato locale e di prelibatezza. Ma dopo il 30 dicembre non troverete più nulla! Mentre in Italia il periodo natalizio si prolunga fino all’Epifania, in tutta l’Alsazia (compresa Strasburgo) Natale finisce con la fine dell’anno…

Una nota di colore: in una rotonda alla periferia di Colmar troverete una riproduzione della Statua della Libertà di New York. La stranezza ha una spiegazione: Colmar è la città natale di Frederic Auguste Bartholdi, che nel 1886 realizzò la celebre statua con la collaborazione di Gustave Eiffel, che ne progettò gli interni. La riproduzione di Colmar fu inaugurata il 4 luglio 2004 per commemorare il centesimo anniversario della morte. Se siete appassionati di questo grande simbolo della libertà, il Museo Bartholdi di Colmar contiene numerosi modelli di varie dimensioni costruiti dall’artista durante la fase di progettazione dell’opera.

  • Natale a Colmar

Costa azzurra e (parte di) Provenza

Aprile 2016, mare e primavera: binomio perfetto per un viaggetto nella nostra adorata Francia. Destinazione: Sanary sur mère, un delizioso borgo marinaro che ci ha regalato per una settimana un tripudio di suoni e colori. La cittadina è ideale per i bambini con una grande area verde attrezzata con parco giochi e giostre d’ordinanza. Non è difficile diventare un po’ francesi, fare la spesa al mercato cittadino del pesce, della frutta e verdura e delle profumatissime erbe aromatiche e ovviamente sostare alla boulangerie per le mitiche baguette e gli altrettanto mitici croissant. Consigliatissima la tarte tropézienne, dolce tipico di Saint-Tropez diffuso ormai in tutta la Provenza, fatto con una brioche e una crema buonissima.

Per non farmi mancare niente, mi sono lasciata affascinare dalle bellissime sporte in paglia con cui le signore della costa vanno a fare la spesa e ne ho presa una anche per me, in perfetto stile francese.

Come sempre abbiamo alloggiato in un appartamento Airbnb, comodo, centrale e con una bella piazza chiusa al traffico e piena di palme sotto casa in cui Francesco ha potuto tranquillamente andare sul suo monopattino.

Da Sanary siamo partiti per gite e giretti, toccando diverse località: Tolone e Marsiglia con la bellissima basilica Notre Dame de la Guarde, la Ciotad, Aix en Provence, Cassis, Hyeres e l’isola di Porquerolles. Incredibile e indimenticabile il Parc national des Calanques, che da Marsiglia si estende fino a Cassis con panorami mozzafiato.

  • Aix en Provence

A zonzo per il Friuli, terra bella e generosa

Racconterò di questa settimana di vacanza a luglio del 2016 confessando fin da subito che sia io che mio marito abbiamo un debole per il Friuli. Terra bella e generosa, gente operosa e concreta, cucina e vini del Collio eccellenti.

Da Milano abbiamo fatto sosta intermedia nella incantevole Cittadella (Padova), dove abitano i nostri amici Paola e Valerio . La nostra meta era Treppo, piccolo comune in provincia di Udine. Abbiamo soggiornato nell’agriturismo Borgo Floreani, particolarmente adatto per i bambini: piscina, grandi prati, area gioco, orto, molti animali della fattoria.

Da Treppo abbiamo fatto tantissime escursioni attraverso la strada dei castelli e la strada del prosciutto, abbiamo visitato gli scavi archeologici di Aquileia romana e paleocristiana e siamo saliti fin sul campanile della basilica, ci siamo lasciati affascinare dalla incredibile fortezza veneziana di Palmanova, siamo andati al mare a Grado e a Lignano Sabbiadoro, abbiamo attraversato le valli del Natisone fino ai confini con la Slovenia, abbiamo mangiato il prosciutto cotto triestino da Masè a Udine e quello crudo di San Daniele, ovviamente a San Daniele. Abbiamo attraversato il Ponte del diavolo a Cividale del Friuli e abbiamo rivissuto il dramma del terremoto passeggiando a Gemona. Abbiamo fatto gli esploratori nei “cason” della Laguna di Marano e siamo andati a vedere come si fa il formaggio alla Malga Montasio a Sella Nevea. Tutta questa bellezza in una settimana!

Francesco Romano ha apprezzato tutto! Qui segnalo due attrazioni particolari che mi sento di consigliare per i bambini.

La prima sono le Cave del Predil, a Tarvisio. Questo parco geominerario è stato una delle più importanti miniere europee di piombo e zinco. Chiusa nel 1990, è diventata meta didattica e culturale. Gli uomini di famiglia (bimbo e padre, io avevo freddo!) si sono adeguatamente attrezzati con mantella anti freddo e anti umidità e caschetto e si sono addentrati nelle viscere della terra, torcia alla mano. Francesco si è divertito molto a fare il nanetto di Biancaneve! IO nel frattempo ho fatto un giro per la cittadina ormai quasi abbandonata, sulla quale continua a vegliare l’immagine di Santa Barbara, protettrice dei minatori.

La seconda attrazione si trova a Gemona ed è Willi, una divertente ferrovia in miniatura lunga un km, che riproduce fedelmente i treni veri. Non solo: la locomotiva a vapore funziona davvero, con acqua e carbone. Divertente e istruttivo, con tanti complimenti ai volontari appassionati che hanno realizzato i treni e gestiscono la struttura. I bambini possono fare dei bei giri a bordo delle piccole carrozze senza alcun pericolo.

  • Aquileia