Carnevale con i clown: torna a Milano il festival dei clown e del teatro di strada

Carnevale con i clown: torna a Milano il festival dei clown e del teatro di strada

Torna il Milano Clown Festival, festival internazionale dei clown e del teatro di strada giunto alla sua tredicesima edizione. Promosso da Scuola di Arti Circensi e Teatrali di Milano, ideato e diretto da Maurizio Accattato, coinvolge artisti e compagnie provenienti da tutto il mondo, con ospiti straordinari che animeranno la città da mercoledì 14 a sabato 17 febbraio, come per tradizione in concomitanza del Carnevale Ambrosiano. In 23 luoghi cittadini, quest’anno saranno ben 142 gli appuntamenti tra spettacoli, eventi speciali, concerti, proiezioni, presentazioni di libri e incontri dedicati ai più piccoli, tutti rigorosamente a ingresso libero.

Mercoledì giornata di apertura: “VERY VERY SOCIAL-DAY!”

Il festival si aprirà come da tradizione alla Casa della Carità mercoledì 14 alle ore 11 con uno spettacolo per gli ospiti e per tutti i bambini. Ancora una volta la manifestazione partirà dalle zone periferiche, dove è davvero più sentito il bisogno di gioia.

Alle ore 14 partirà la tradizionale parata in via Padova con gli artisti e l’amatissimo PIC Bus, l’autobus bianco lungo dodici metri alla testa del corteo, che raggiungerà l’Ospedale dei bambini Buzzi, dove la Compagnia spagnola ‘Siclown’ porterà il suo spettacolo, per la gioia dei piccoli pazienti nei reparti.

Alle 20.30 al Circo PIC, chapiteau centrale – anche quest’anno montato presso i Giardini Gregor Mendel, in viale Restelli, di fronte al Palazzo della Regione – si comincia con alcune tra le compagnie di questa edizione, tra cui I Fratelli Caproni. A introdurre i tanti numeri della serata Moriss con i PIC-cini della Scuola di Arti Circensi e Teatrali a cui seguiranno Nicolò Lo Cicero in uno spettacolo di bolle e magia e Linda Russo-Idà e il suo stralunato clown maldestro. E ancora le acrobazie di Mwalimu e i Pumi, connubio esilarante tra la perfezione dell’atleta keniota contrapposto al suo gruppo di artisti italiani, molto meno dotati a cominciare dal nome e le esibizioni di acrobatica aerea e tessuti.

Si ricomincia da Piazza Duomo: via ufficiale alla kermesse

Giovedì alle ore 12, il PIC bus con Moriss e i PIC accompagnati da tutti gli artisti presenti al festival, daranno il via al Carnevale ambrosiano con oltre ottanta artisti in arrivo da nove diversi paesi e ben dieci compagnie in Concorso.

Sabato grasso con i matrimoni clowneschi e Garbi Hutter

 Sabato grasso alle ore 12 in piazza Duomo, per celebrare il primo vero (e necessario) matrimonio clownesco che abbraccerà tutta la città. Moriss il clown – sciamano, ispirato dalla psicomagia di Jodorowsky e dalla chiesa patolica di Leo Bassi, divulgherà il rito  “PIC-cologo”, un matrimonio collettivo clownesco, passanti e piccioni compresi. “Se vuoi essere felice sposati con il mondo” –  spiegano i PIC-  e come segno di pace abbraccia il primo che passa. . E se non avete nessuno ci troviamo lì: portate una rosa comprata dal primo venditore che ve la offre, e siate generosi”. Un grande PIC-matrimonio per accendere la luce in questo buio di amore.

Per la serata di chiusura, il festival celebrerà l’arte del Clown al femminile: sarà Gardi Hutter, celebre clown svizzera che proprio da Milano ha dato inizio alla sua carriera negli anni ’80, a concludere con il suo stile leggendario la XIII edizione. Sabato alle ore 21.00 al Circo PIC, Gardi Hutter andrà in scena con “Giovanna d’ArRpo”, spettacolo che l’ha resa popolare in tutta Europa. La vicenda buffa, tragicomica e addirittura donchisciottesca di una donna senza tempo, alle prese con le banali fatiche quotidiane. Una lotta impari! Più Giovanna è sfortunata e scalognata, più la risata nasce dal profondo.

Tra le Compagnie Ufficiali, grande ritorno per Brigata Totem, vincitori del Premio della Giuria nella scorsa edizione con “Hobo”, spettacolare performance sul palo cinese alto oltre sei metri su cui si arrampica un clown stralunato, sospeso nel suo mondo onirico e impalpabile di fantasia.

Spazio agli artisti internazionali: per la prima volta in Italia la Compagnia francese Mandibul Orchestra, sciame di insettoni bizzarri, coloratissimi e pieni di sorprese musicali. Ancora musica con i francesi Astral Mazout, band di trivellatori che sembrano usciti da una piattaforma petrolifera, unti e bisunti nelle loro tute da lavoro, armati di tromboni, flicorni e strane diavolerie da cui escono fantastiche melodie. Da non perdere, Pina Polar, performer, acrobata e clown polacca dall’energia incontenibile: i suoi spettacoli sono delle vere e proprie psicoterapie di gioia condivisa, a cui il pubblico si abbandona festoso. con il nuovo spettacolo “Donna Quixota”, chiaro riferimento alle avventure dell’eroe di Cervantes, stavolta con una donna più sognatrice che mai, visto che di mestiere fa la libraia.

Da giovedì a sabato le giornate vedranno un susseguirsi continuo di spettacoli con le compagnie in concorso per aggiudicarsi i tre premi del festival: il Premio della Giuria, quest’anno composta da esponenti dei Teatri milanesi, il Premio Giuria dei Bambini Don Eugenio Bussa, intitolato all’indimenticato educatore del quartiere Isola, e infine il Premio del Pubblico, consegnato allo spettacolo più apprezzato al festival. Tra gli artisti si ricorda la compagnia belga di clown-street performers Duo Abbraccio, le compagnie spagnole AsSircopatas, Kicirke e Siclown, il duo serbo Alice in Wonderland, in uno spettacolo a suon di vocalità e coreografie corporee, le compagnie di acrobati con strutture aeree Elabö dalla Germania con un gioco di scacchi gigante tra terra e cielo, e gli italiani Duo Edera con le loro evoluzioni su corde; il duo italiano tra comico e magia de L’Abile Teatro, Mr. Mustache e per finire Swingari, band di strada a cavallo tra la tradizione klezmer e quella gitana, con quel sound capace di far ballare anche i più restii. Tra gli Eventi Speciali, l’anteprima di Micio & The Family, lo zingaro-clown “schiavizzatore” di bambini racimolati dalle strade di mezza Europa, che forse un briciolo di cuore ce l’ha. Grande attesa per la presentazione-evento-spettacolo della storica biografia americana – l’unica ufficiale pubblicata al mondo – “Mr. Laurel & Mr. Hardy” tradotta dalla delegazione italiana dei “Figli del Deserto” per Sagoma Editore. Sarà l’occasione per ascoltare aneddoti con proiezioni di materiali inediti, gustando un aperitivo a base di “uova sode e noci” (citando la merenda della coppia in un celebre film) e con l’irruzione a sorpresa di uno strano personaggio al volante di un vero macinino d’epoca.

I luoghi

Il cuore del festival è come sempre nell’artistico e amato quartiere Isola con i tanti luoghi all’aperto e al chiuso, tra i quali i due chapiteau, simbolo della manifestazione: il Circo PIC allestito ancora presso i Giardini Mendel in viale Restelli, di fronte al Palazzo della Regione, e il Circo Bussa presso il Cavalcavia Bussa. A questi si affiancano altre location tutte in zona Isola e dintorni: da piazza Minniti al nuovissimo Teatro del Buratto – Munari in Maciachini, Teatro Sassetti, Isola Pepe Verde, Osteria al 9, Pub 24, Zona Kappa, Sacro Volto, Sagrato di Santa Maria alla Fontana, Nordest Caffè e anche un asilo della zona, La Giocomotiva.

 

 

Info  www.milanoclownfestival.it  – info@milanoclownfestival.it

 

 

 


Un mondo di cioccolato a Milano: in arrivo da Parigi il Salon du Chocolat

La terza edizione del Salon du Chocolat, la più importante manifestazione mondiale dedicata al cioccolato, torna a Milano da giovedì 15 a domenica 18 febbraio al MiCo Lab.

Artigiani, chef e pastry chef italiani e internazionali si danno appuntamento per sperimentare e far assaggiare le loro migliori creazioni.

Salon du Chocolat nasce 23 anni fa a Parigi e rappresenta ad oggi la più grande manifestazione dedicata al cioccolato di eccellenza con repliche anche a Londra, Beirut, Mosca, Tokyo e Seul.

Per la terza volta a Milano, il Salon sarà tra i più importanti eventi enogastronomici italiani e aspetta oltre 45.000 visitatori tra famiglie, curiosi, foodlovers, gourmands, studenti e operatori del settore, oltre a decine di chef da tutta Italia.

Tantissime le attività programmate per cucinare il cioccolato, imparare a decorarlo e degustarlo nelle sue varie forme. A Salon du Chocolat si scopre la provenienza delle fave più pregiate e come vanno trasformate, si impara ad abbinare i vari tipi di cioccolato ad altre materie prime, a vini, superalcolici, a pietanze italiane o esotiche grazie a ricette insolite e deliziose.

E soprattutto a Salon du Chocolat si assaggiano e si degustano centinaia di tipi e marchi di tavolette, ganache, mignon, torte, creme, bonbons, praline, tartufi di tutte le più golose varianti e preparati di cioccolato salato, speziato, cremoso, con frutta secca e candita e ripieno. C’è di più: molti dei maîtres chocolatiers preparano linee di prodotti esclusivi che potranno essere mangiati soltanto durante Salon du Chocolat Milano con ingredienti e abbinamenti raffinatissimi, per il semplice piacere di condividerlo con il loro pubblico.

Una attenzione speciale sarà dedicata ai bambini, con la creazione di Chocoland, uno spazio che permette ai piccoli di esplorare il mondo del cioccolato con laboratori creativi, giochi e attività. A Chocoland i bambini mettono il grembiule e il cappello da chef per diventare dei piccoli grandi pasticceri.

Per i grandi segnaliamo invece la serata di giovedì 15 febbraio, uno degli appuntamenti più attesi del Salon: l’esclusiva sfilata Choco Fashion con vestiti realizzati in cioccolato dai più grandi pasticceri italiani. Il fil rouge che accompagna le modelle sulla passerella è lo stile di vita e di moda Belle Époque. L’evento è organizzato con il Teatro della Moda, la scuola di moda milanese specializzata nell’alta sartoria artigianale italiana, e la collaborazione dei grandi pasticceri maestri nell’arte della scultura del cioccolato. Questa collaborazione darà origine a creazioni davvero uniche nel loro campo con un chiaro richiamo alla Belle Époque: raffinati abiti, cappelli, strascichi, fiori, medaglioni, bracciali e diademi. La principale stoffa usata è il cioccolato bianco e nero, ma non mancano varianti al tema che rifiniscono e decorano i modelli: caffè, panna, cannella, caramello, nocciola, sale rosa dell’Himalaya, ribes, liquirizia, frutti, peperoncino e addirittura anche il packaging che normalmente avvolge i dolci.

Per informazioni: http://www.salonduchocolat.it/ita/2018/


Frate Indovino, la storia dell’almanacco più famoso

Tutti ormai identificano “Frate Indovino” con la figura del simpatico fraticello, sempre sorridente, ritratto sul famoso Almanacco. In realtà l’inventore, il creatore di questa opera ormai famosa in ogni continente, è Padre Mariangelo da Cerqueto.

Anagraficamente è Mario Budelli, nato nel 1915 a Cerqueto, un piccolo villaggio vicino a Perugia, quando a 15 anni vestì il saio dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, in segno di rinuncia completa alla vita mondana, assunse il nome di Mariangelo e come appellativo il luogo di provenienza.

Continuò a studiare, frequentò il liceo, poi la Facoltà di Teologia e nel luglio del 1939 venne ordinato sacerdote. Dai suoi Superiori fu nominato Direttore del periodico Francescano “Voce Serafica di Assisi” e mantenne questo incarico per dieci anni.

Nel Natale del 1945 regalò ai suoi lettori un Almanacco – in realtà chiamato lunario – nel quale venivano riportate le previsioni meteorologiche per tutto l’anno seguente. Erano soltanto 2.000 copie offerte in omaggio. Ma fu subito un gran successo.

Soprattutto gli agricoltori consultavano le previsioni atmosferiche per programmare il lavoro nei campi. Semine, potature, raccolti venivano decisi in base al tipo di tempo atmosferico previsto nell’Almanacco “Frate Indovino”, anche perché in quegli anni non c’erano i satelliti a dire quali sarebbero state le condizioni atmosferiche in un futuro più o meno prossimo. È da qui che nasce l’aggettivo di “Indovino”… nessuna arte divinatoria, quindi, ma abilità nello sfruttare al meglio delle osservazioni sulla meteorologia che si rifanno a ricerche di Padre Mariangelo, supportate da osservazioni sulle macchie solari e su altri fenomeni celesti.

Il calendario di Frate Indovino esce nel mese di settembre per l’anno successivo, ogni anno con un tema diverso. Per il 2018 il tema è “A voi nonni, grazie di cuore”, dedicato appunto ai nonni.

A distanza di tanti anni, la Casa Editrice Frate Indovino è arrivata a pubblicare almanacchi per quasi tutte le famiglie italiane, anche in giro per il mondo.

Al più noto almanacco annuale via via si sono affiancati alcuni libri di successo, in particolare dedicati alla salute, alle erbe, ai vini e ai liquori.

Sì perché Frate Indovino è anche un esperto erborista, fin dalla efficientissima e ben strutturata officina erboristica attiva negli anni ‘60 e ’70.

Sospese le attività per circa 30 anni (a causa delle stringenti normative sanitarie), recentemente, grazie alla migliore tecnologia e conoscenza della conservazione dei prodotti officinali in genere, si è deciso di riprendere l’attività erboristica, iniziando dalle tisane. Se ne è curata la realizzazione affinando le proprietà organolettiche e adeguandole ai gusti degli attuali consumatori. Profumi e sapori più aromatici, per mitigare gusti meno gradevoli di erbe dalle spiccate proprietà curative. In pratica: la stessa efficienza di sempre ma con sapori decisamente molto più apprezzati. Aiuta anche il confezionamento che, attraverso un vero e proprio scrigno per ogni singola monodose, mantiene inalterate nel tempo le proprietà delle miscele contenute, naturali al 100%.


17 gennaio, sant’Antonio: falò, sale e animali che forse stanotte parleranno

La storia di S. Antonio abate (da non confondere con s. Antonio di Padova) è conosciuta in tutto il mondo e legata a tantissime tradizioni che abbiamo il dovere, almeno morale, di tramandare perché fanno parte della nostra storia.

Antonio morì nel 356 senza essersi mai mosso dall’Egitto. E già questa è una notizia. Non solo: scelse la via della solitudine, dopo avere venduto tutti i suoi beni, e visse sempre ritirato in preghiera nel deserto, tanto che viene considerato il fondatore del monachesimo.

Eppure questo non gli impedì di essere conosciutissimo: guariva i malati, istruiva, consolava gli afflitti, aveva tanti seguaci che  sua volta si fecero monaci.

Nelle immagini viene spesso ritratto con il diavolo e con un maialino.

Il diavolo lo tentò diverse volte nel deserto. Una simpatica leggenda dice che Antonio si recò all’inferno per rubargli il fuoco, e che mentre lui lo distraeva, il suo maialino corse dentro le fiamme, rubò un tizzone e lo portò fuori per donarlo agli uomini.

 

Il maiale è legato anche ad un’altra tradizione: nel corso del Medioevo fu concesso ai monaci antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio a spese della comunità. Il loro grasso, unito a erbe officinali, era un antidoto contro l’herpes zoster, noto come “fuoco di sant’Antonio”.

I porcellini potevano quindi circolare liberamente fra cortili e strade e, per evitare che qualcuno li rubasse, portavano al collo una campanella di riconoscimento. S. Antonio, detto quindi anche S. Antonio del campanello, è diventato nei secoli protettore dei maiali, degli animali domestici e di tutte le professioni a loro legate, in primis i macellai.

La tradizione vuole che la notte della vigilia del 17 gennaio nella stalla si sentano gli animali parlare. Nelle città si portano a benedire gli animali: cani, gatti, capre, cavalli, galline, pecore. In campagna gli animali e i mezzi agricoli.

Noi siamo andati a Ello (Lecco) alla benedizione degli animali, ma troverete analoghe iniziative in tantissime località.

 

    

Sempre al mondo agricolo si rifà l’usanza di benedire il sale: il sale benedetto veniva infatti consumato dal bestiame come prevenzione contro le malattie.

Infine il falò: il 17 gennaio in molte località italiane ancora oggi si accendono grandi fuochi, per celebrare la vittoria della luce sul buio e trasmettere l’augurio di raccolti fecondi e abbondanti.


Al cinema con la merenda: al via la rassegna 2018 della Sala Gregorianum

Parte domenica 14 gennaio la seconda parte della stagione cinematografica “Un cinema per amico” alla Sala Gregorianum dedicata ai bambini . Un appuntamento settimanale, la domenica pomeriggio alle ore 15:30, per cinema e merenda.

La proposta è del cinema teatro della Parrocchia di San Gregorio Magno di Milano (via Settala, 27, a due passi da Corso Buenos Aires e dalla Stazione Centrale), sala della comunità digitalizzata gestita da volontari con l’obiettivo di fare buon cinema, intrattenimento e aggregazione.

I bambini accompagnati dai genitori, possono passare un bel pomeriggio che si conclude con la merenda offerta dalla pasticceria Pica. Per gli instancabili anche la possibilità di proseguire con qualche gioco disponibile nell’area bar.

Un’occasione di trascorrere i pomeriggi freddi immersi in un clima accogliente, aggregante per piccoli e adulti, con ingresso a soli 5 euro.

Sono 7 i film che accompagneranno il pubblico fino alla fine di febbraio. Ogni proiezione è caratterizzata da una breve animazione, qualche spunto a misura di bambino presentato in maniera giocosa che darà al giovane pubblico piccole curiosità da portarsi a casa. La merenda di qualità offerta è occasione per proseguire il pomeriggio fino all’aperitivo per i più grandi.

Per chi lo desidera è inoltre possibile organizzare il “compleanno al cinema” (info a compleanni@gregorianum.com oppure info@gregorianum.com)

La rassegna, patrocinata dal Municipio 3, è realizzata con il supporto di “BCC Credito Cooperativo di Carate Brianza”, di PICA Pasticcerie Milano e da “Sy-Tech Sistemi anti intrusione e domotica”.

Ecco il calendario:

14 Gennaio Paddington 2 (cartone animato – fantastico/avventura 2017)

21 Gennaio Nut job 2 (cartone animato – avventura azione 2017)

28 Gennaio Monster family (cartone animato – horror commedia 2017)

4 Febbraio Capitan mutanda (cartone animato – avventura 2017)

11 Febbraio Gli eroi del Natale (cartone animato 2017)

18 Febbraio Ferdinand (cartone animato – avventura 2017)

25 Febbraio Coco (cartone animato – fantastico 2017)

 


Natale fa rima con termale (influenza permettendo)

Per la legge di Murphy, ben nota a tutti i genitori, l’influenza ci ha colti al secondo dei nostri sette giorni di vacanza natalizia.
 
Tuttavia, sursum corda, vi racconterò cosa siamo riusciti ugualmente a fare a Montegrotto Terme e dintorni, in provincia di Padova, nel meraviglioso Parco dei Colli Euganei.
 
Cominciamo con il dire che avevamo scelto questa meta per le terme: Montegrotto Terme, Abano Terme, Battaglia Terme e Galzignano Terme costituiscono il Bacino Termale Euganeo, tra i più importanti in ambito europeo. Le acque della zona, ricchi di elementi chimici e di minerali fonte di benessere, erano conosciute  già dagli antichi romani, come testimoniano Tito Livio, Plinio, Svetonio, Marziale e la loro fama continuò per secoli, fino ad attrarre Petrarca, Shakespeare, Goethe, Mozart. E infine la famiglia Bracalini 🙂
 
Dagli alberghi cinque stelle ai B&B, la zona offre alloggi per tutte le tasche. Noi abbiamo scelto (per la verità mio marito, un genio in queste scoperte!) la foresteria di Villa Rosa a Tramonte di Teolo, una delle residenze più raffinate e ricche di storia della zona.
 
Visto che, a causa della febbre, abbiamo dovuto passare molte ore in casa, almeno l’abbiamo fatto in un posto incantevole 🙂
 
In ogni caso, ovunque scegliate di alloggiare, sappiate che è sempre possibile acquistare l’ingresso in uno dei numerosissimi hotel con spa e terme delle località prima citate.  Il costo medio della giornata è di 30 euro a persona.
In aggiunta si possono prenotare inalazioni e aerosol di acqua termale e massaggi con il celeberrimo fango termale cosiddetto “maturo”. Ma se vi interessano solo le piscine (e non i trattamenti correlati, sauna, bagno turco, …) e volete la dritta delle dritte, sappiate anche che con pochi euro –7 per gli adulti e 5 per i bambini – è possibile godere della stessa acqua e di un eccellente servizio nelle terme comunali di Abano Terme.
 
Noi abbiamo sperimentato anche la Grotta di sale, con la nebulizzazione del sale nell’aria consigliata per l’apparato respiratorio. Ed effettivamente al nostro piccolo intasato dal raffreddore è stata utile.
 
I borghi termali sono da sempre meta turistica e dunque hanno un’offerta di spettacoli, concerti, parate natalizie e illuminazioni molto ricca.
 
Ma i Colli euganei, accanto alle terme, offrono tantissimo. Ecco cosa siamo riusciti a vedere noi nel tempo che ci è stato concesso.
 
Cominciamo dalla Abbazia Benedettina Santa Maria Assunta di Praglia, fondata all’inizio del XII secolo, che conserva la pianta definita nel 400 con la chiesa, i chiostri, la Sala capitolare, il monumentale refettorio e la ricchissima biblioteca, dove ancora oggi le abili mani dei monaci restaurano libri antichi dal valore inestimabile. Una menzione particolare va fatta sull’opera di recupero compiuta negli ultimi mesi del 1966 e nei primi del 1967, su oltre 4000 volumi e altro materiale danneggiato a Firenze per lo straripamento dell’Arno e contemporaneamente per l’acqua alta a Venezia.
 
Sempre in ambito religioso, c’è poi il Santuario della Madonna della salute di Monteortone. Secondo la tradizione l’origine del santuario risale al 1428, quando un soldato di nome Pietro Falco si ritirò in preghiera in questo luogo e vide la Madonna, che gli promise la guarigione di vecchie ferite alle gambe se si fosse bagnato con l’acqua di una vicina fonte. Guarito miracolosamente, il protagonista della vicenda rinvenne tra i sassi una tavola dipinta raffigurante la Vergine con Gesù Bambino e ai lati San Rocco e Sant’Agostino. Diffusasi la notizia del miracolo, un numero sempre maggiore di devoti iniziò a visitare la località, mentre alla Vergine di Monteortone si attribuiva anche la rapida fine della pestilenza che in quel periodo aveva colpito Padova. La fonte di acqua calda è ancora oggi aperta e visitabile.
 
 
C’è poi il vastissimo ventaglio delle ville, dei castelli e dei giardini veneti, a ragione noti in tutto il mondo: il Castello del Catajo a Battaglia Terme, Villa Vescovi a Torreglia e Villa Barbarigo a Galzignano, il Castello di san Pelagio a Due Carrare, le  due Ville Contarini.
Vorrei raccontarvi di queste bellezze artistiche e naturali, ma la febbre ci ha costretti a farle restare negli appunti di viaggio come meta della nostra prossima volta.
A una ventina di minuti di strada c’è poi Padova, la città dei gran”gran dotori”, dove sono irrinunciabili la visita alla Basilica del Santo (i padovani la chiamano così, senza specificare che il Santo è Antonio, per loro Santo per antonomasia) e la sosta golosa con caffè e menta allo storico Caffè Pedrocchi, locale internazionale che deve la sua fama ai grandi letterati che lo hanno frequentato notte e giorno.
 
Siamo riusciti a visitare anche il caratteristico borgo di Arquà Petrarca, uno dei più belli d’Italia, che fu abitato negli ultimi anni di vita da Francesco Petrarca.
“Mi sono costruito sui colli eurganei una piccola casa, decorosa e nobile; qui conduco gli ultimi anni della mia vita, ricordando e abbracciando con tenace memoria gli amici assenti o defunti”: così scriveva il poeta. L’abitazione duecentesca, ricca di affreschi, è visitabile. Sono ancora conservati lo studiolo in cui morì il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie. Da ricordare, inoltre, la nicchia in cui è custodita la mummia della gatta che si dice fosse appartenuta al Petrarca.
La cittadina conserva anche le spoglie del poeta, in una grande urna in pietra rossa veronese posta vicino alla chiesa dell’assunta. Fu eretta sei anni dopo la morte dal genero Francescuolo da Brossano e reca la scritta dettata dallo stesso Poeta: “Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli, o Vergine Madre, l’anima sua, e tu, figlio della Vergine, perdona. Possa essa, stanca della terra, riposare nella rocca celeste”.
 
Arqua Petrarca deve la sua fama, oltre che al letterato di cui porta il nome, anche al famoso brodo di giuggiole, di cui ho già scritto in questo post:
Il brodo di giuggiole ci fa arrivare alla parte gustosa del nostro viaggio.
 
Oltre al pandoro – immancabile per Natale e Capodanno, soprattutto nel veronese – i Colli Euganei sono ricchi di prodotti tipici, in particolare il vino (ricordo il Serprino bianco frizzante e il Fior d’arancio), i piselli di Baone e Arqua, caratteristici per i baccelli molto piccoli e dolcissimi e infine il miele.
 
Se siete in zona con i bambini visitate l’apicoltura Giarin  “Miele più”, dove potrete vedere le arnie e scoprire l’affascinante e perfetto mondo delle api e degustare i prodotti dell’apicoltura. Noi abbiamo assaggiato diversi tipi di miele, ma soprattutto abbiamo gustato il “nettare d’oro” preso direttamente dal telaino, ovvero la struttura in legno sulla quale l’ape crea le celle, all’interno delle quali deposita il miele poi chiuso con l’opercolo di cera.
Una esperienza unica e dolce, come l’aria delle terre padovane.  
 
  • Padova, il Leon del Veneto

Voglio fare un regalo alla Befana di Gianni Rodari

La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.
Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
é così che poi succede
che la Befana…non si vede!
Ha fatto tardi tra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!
Io quasi, nel mio  buon cuore
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto.
Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

 


I Re Magi? Sono un po’ milanesi

Forse non tutti sanno che i Magi, che si ricordano il 6 gennaio, sono anche un po’ milanesi. La loro memoria e le loro reliquie si conservano a Milano, nella Chiesa di S. Eustorgio e a Brugherio, in Brianza.

L’origine mescola un po’ storia, un po’ tradizione e po’ leggenda, come spesso succede in questi casi, ma vale la pena di raccontarla.

Nei Vangeli si dice poco dei Magi, figure un po’ misteriose, forse astronomi (magoi, dal greco), giunti da Oriente a Gerusalemme seguendo la stella cometa e divenuti nei secoli simbolo dell’uomo in cammino alla ricerca del Bene.

Secondo la tradizione, i tre tornarono a Gerusalemme per testimoniare quello che avevano visto a Betlemme e nei primi anni di vita di Gesù e lì morirono.

Le loro spoglie furono trovate dalla Regina Elena, madre di Costante, capo dell’Impero Romano d’Oriente, e trasferite nella chiesa di S. Sofia a Costantinopoli.

Nel 343 Sant’Eustorgio fu eletto nono vescovo di Milano, di cui fu anche governatore. Costante le donò a Eustorgio quando questi, eletto vescovo, si recò da lui per rimettere nelle sue mani il mandato di governatore di Milano da lui ricevuto. Eustorgio le trasportò, assieme al pesante sarcofago nel quale erano state riposte, usando un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio di ritorno, giunse proprio qui, all’ingresso nella città da Porta Ticinese, dove il carro sprofondò nel fango e non fu possibile rimuoverlo. L’incidente fu interpretato da Eustorgio come un segno divino, e per questo fece erigere la prima basilica nella quale custodire le reliquie dei Magi.

Nel 1164 l’imperatore Federico I Barbarossa, durante una delle sue calate in Italia, ordinò al suo consigliere, Reinald von Dassel, che era anche arcivescovo di Colonia, di impadronirsi delle reliquie, che finirono cosi nel duomo della città tedesca.

Nel 1906, infine, il Card. Ferrari, vescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie, ora conservate in una preziosa urna posta sopra l’altare dei Magi.

A ricordo del loro martirio, la liturgia ambrosiana usa, nel giorno dell’Epifania, paramenti di colore rosso.

(dal sito www.eustorgio.it)

È per questo che sul campanile della chiesa non c’è una croce, ma una stella a otto punte: la stella, appunto, dei Magi.

Il giorno dell’Epifania si tiene tradizionalmente un grande corteo in costume, con autorità civili e religiose, bande e corpi folcloristici, che parte dal Duomo di Milano e arriva fino a S. Eustorgio. Il corteo con tantissimi figuranti è ovviamente aperto dai Re Magi.

È una delle più antiche tradizioni di Milano, testimoniata fin dal Medioevo, amata soprattutto dai bambini che possono seguire tutto il percorso.

Appuntamento allora sabato alle 11 per la partenza dal Duomo, sosta in san Lorenzo (per ricordare l’incontro dei magi con Erode) e  arrivo previsto a S. Eustorgio per le 12.30 per la consegna dei doni al Gesù Bambino del presepe vivente.

E Brugherio? Qui facciamo un salto di un secolo e arriviamo a Sant’Ambrogio, vescovo di Milano nel IV sec. Fu Ambrogio a donare tre frammenti dei corpi dei Magi – tre falangi – alla sorella Marcellina, monaca in una villa poi divenuta monastero alla periferia della città.

Il reliquiario che tuttora le contiene fu realizzato nel 1600 e rappresenta i tre Magi come piccole figure: tre ometti, umitt in dialetto, il nome con cui i brugheresi chiamano affettuosamente i Magi.


Babbo Natale e la pozione delle 13 erbe: Natale al Teatro del Buratto Maciachini

E se il Polo Nord, improvvisamente, rischiasse il disgelo a causa dell’inquinamento degli uomini e la regina Tormenta, per salvarlo, volesse scagliare una tremenda bufera proprio la sera della Vigilia?

E se Babbo Natale, vittima di un terribile incantesimo, non potesse consegnare i doni a tutti i bambini del mondo? E se l’unico modo per liberarlo fosse una magica pozione?

“Babbo Natale e la pozione delle 13 erbe”, un Fantasy in stile musical per grandi e piccini è una commedia musicale che porta gli spettatori, tra spericolate avventure, colpi di scena e balli, in viaggio con Babbo Natale e i suoi aiutanti, tra palazzi di ghiaccio al Polo Nord fino ai monti della lontana Svizzera. Il tutto per trovare le 13 erbe della pozione magica che salverà Babbo Natale.
Lo spettacolo è bello, allegro ed emozionante. È andato in scena il 23 dicembre nel bel teatro del Buratto Maciachini, spazio inaugurato poche settimane fa e sempre attento all’ospitalità dei bambini.

La produzione e’ della Fondazione Aida, in collaborazione con Ricola e Assessorato all’Istruzione del
Comune di Verona.
Dopo aver fatto già diverse tappe nel nord Italia, nel periodo delle feste lo spettacolo verrà replicato ancora a Padova, Verona e Trento.

 


Lo Spettacolo di Natale è al Teatro Manzoni fino al 23 dicembre

I bambini lo aspettano come la vera guest star del pomeriggio.

Mamma, ma Babbo Natale dov’è?

Lo chiedono tutti e quando finalmente il barbuto signore vestito di rosso si presenta sul palco si illuminano gli occhi di emozione e si apre il cuore.

Che bello il Natale vissuto accanto ai bambini!

Lo spettacolo di Natale del Teatro Manzoni si intitola proprio così: “Lo spettacolo di Natale”. Un momento di serenità per grandi e bambini che vuole far riscoprire il significato di questa giornata unica, sensibilizzando tutti a riscoprire gli ingredienti autentici per un Natale vero.

 

La storia è semplice:  anche per quest’ anno c’è una missione speciale per Natalino – olè -, l’elfo fidato di Babbo Natale. Siamo a Navidad City, dove troviamo due fratellini Lucy e Nicolas. Lucy è immersa totalmente nella magia natalizia, mentre Nicolas è immerso totalmente nel mondo dei videogiochi e poche volte alza la testa dallo schermo per ammirare il mondo reale e godere quindi delle festività. Presepi, elfi, giocattoli, luci e dolci sono solo alcune delle magie che accompagnano la platea nel mondo incantato. Riuscirà Natalino a far aprire gli occhi a Nicolas e fargli credere che Babbo Natale esiste davvero?

Lo si scopre durante l’ora e mezza dello show, cantando e ballando le più note melodie di Natale, da quelle gioiose e scatenate a quelle più mistiche ed emozionanti.

Difficile trattenersi, anche per le mamme, i papà e i nonni accompagnatori 🙂

La regia di Michele Visone e la direzione artistica di Maurizio Colombi della compagnia C’era una volta le favole sono una garanzia.

Ne ho già parlato in questo post:

“C’era una volta…le favole” torna al Teatro Manzoni: appuntamento il 14 ottobre per parlare di …cioccolato!

Lo spettacolo è in replica al Teatro Manzoni il 23 dicembre alle 15.30

Info su www.teatromanzoni.it