Natale fa rima con termale (influenza permettendo)

Natale fa rima con termale (influenza permettendo)

Per la legge di Murphy, ben nota a tutti i genitori, l’influenza ci ha colti al secondo dei nostri sette giorni di vacanza natalizia.
 
Tuttavia, sursum corda, vi racconterò cosa siamo riusciti ugualmente a fare a Montegrotto Terme e dintorni, in provincia di Padova, nel meraviglioso Parco dei Colli Euganei.
 
Cominciamo con il dire che avevamo scelto questa meta per le terme: Montegrotto Terme, Abano Terme, Battaglia Terme e Galzignano Terme costituiscono il Bacino Termale Euganeo, tra i più importanti in ambito europeo. Le acque della zona, ricchi di elementi chimici e di minerali fonte di benessere, erano conosciute  già dagli antichi romani, come testimoniano Tito Livio, Plinio, Svetonio, Marziale e la loro fama continuò per secoli, fino ad attrarre Petrarca, Shakespeare, Goethe, Mozart. E infine la famiglia Bracalini 🙂
 
Dagli alberghi cinque stelle ai B&B, la zona offre alloggi per tutte le tasche. Noi abbiamo scelto (per la verità mio marito, un genio in queste scoperte!) la foresteria di Villa Rosa a Tramonte di Teolo, una delle residenze più raffinate e ricche di storia della zona.
 
Visto che, a causa della febbre, abbiamo dovuto passare molte ore in casa, almeno l’abbiamo fatto in un posto incantevole 🙂
 
In ogni caso, ovunque scegliate di alloggiare, sappiate che è sempre possibile acquistare l’ingresso in uno dei numerosissimi hotel con spa e terme delle località prima citate.  Il costo medio della giornata è di 30 euro a persona.
In aggiunta si possono prenotare inalazioni e aerosol di acqua termale e massaggi con il celeberrimo fango termale cosiddetto “maturo”. Ma se vi interessano solo le piscine (e non i trattamenti correlati, sauna, bagno turco, …) e volete la dritta delle dritte, sappiate anche che con pochi euro –7 per gli adulti e 5 per i bambini – è possibile godere della stessa acqua e di un eccellente servizio nelle terme comunali di Abano Terme.
 
Noi abbiamo sperimentato anche la Grotta di sale, con la nebulizzazione del sale nell’aria consigliata per l’apparato respiratorio. Ed effettivamente al nostro piccolo intasato dal raffreddore è stata utile.
 
I borghi termali sono da sempre meta turistica e dunque hanno un’offerta di spettacoli, concerti, parate natalizie e illuminazioni molto ricca.
 
Ma i Colli euganei, accanto alle terme, offrono tantissimo. Ecco cosa siamo riusciti a vedere noi nel tempo che ci è stato concesso.
 
Cominciamo dalla Abbazia Benedettina Santa Maria Assunta di Praglia, fondata all’inizio del XII secolo, che conserva la pianta definita nel 400 con la chiesa, i chiostri, la Sala capitolare, il monumentale refettorio e la ricchissima biblioteca, dove ancora oggi le abili mani dei monaci restaurano libri antichi dal valore inestimabile. Una menzione particolare va fatta sull’opera di recupero compiuta negli ultimi mesi del 1966 e nei primi del 1967, su oltre 4000 volumi e altro materiale danneggiato a Firenze per lo straripamento dell’Arno e contemporaneamente per l’acqua alta a Venezia.
 
Sempre in ambito religioso, c’è poi il Santuario della Madonna della salute di Monteortone. Secondo la tradizione l’origine del santuario risale al 1428, quando un soldato di nome Pietro Falco si ritirò in preghiera in questo luogo e vide la Madonna, che gli promise la guarigione di vecchie ferite alle gambe se si fosse bagnato con l’acqua di una vicina fonte. Guarito miracolosamente, il protagonista della vicenda rinvenne tra i sassi una tavola dipinta raffigurante la Vergine con Gesù Bambino e ai lati San Rocco e Sant’Agostino. Diffusasi la notizia del miracolo, un numero sempre maggiore di devoti iniziò a visitare la località, mentre alla Vergine di Monteortone si attribuiva anche la rapida fine della pestilenza che in quel periodo aveva colpito Padova. La fonte di acqua calda è ancora oggi aperta e visitabile.
 
 
C’è poi il vastissimo ventaglio delle ville, dei castelli e dei giardini veneti, a ragione noti in tutto il mondo: il Castello del Catajo a Battaglia Terme, Villa Vescovi a Torreglia e Villa Barbarigo a Galzignano, il Castello di san Pelagio a Due Carrare, le  due Ville Contarini.
Vorrei raccontarvi di queste bellezze artistiche e naturali, ma la febbre ci ha costretti a farle restare negli appunti di viaggio come meta della nostra prossima volta.
A una ventina di minuti di strada c’è poi Padova, la città dei gran”gran dotori”, dove sono irrinunciabili la visita alla Basilica del Santo (i padovani la chiamano così, senza specificare che il Santo è Antonio, per loro Santo per antonomasia) e la sosta golosa con caffè e menta allo storico Caffè Pedrocchi, locale internazionale che deve la sua fama ai grandi letterati che lo hanno frequentato notte e giorno.
 
Siamo riusciti a visitare anche il caratteristico borgo di Arquà Petrarca, uno dei più belli d’Italia, che fu abitato negli ultimi anni di vita da Francesco Petrarca.
“Mi sono costruito sui colli eurganei una piccola casa, decorosa e nobile; qui conduco gli ultimi anni della mia vita, ricordando e abbracciando con tenace memoria gli amici assenti o defunti”: così scriveva il poeta. L’abitazione duecentesca, ricca di affreschi, è visitabile. Sono ancora conservati lo studiolo in cui morì il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie. Da ricordare, inoltre, la nicchia in cui è custodita la mummia della gatta che si dice fosse appartenuta al Petrarca.
La cittadina conserva anche le spoglie del poeta, in una grande urna in pietra rossa veronese posta vicino alla chiesa dell’assunta. Fu eretta sei anni dopo la morte dal genero Francescuolo da Brossano e reca la scritta dettata dallo stesso Poeta: “Questa pietra ricopre le fredde ossa di Francesco Petrarca, accogli, o Vergine Madre, l’anima sua, e tu, figlio della Vergine, perdona. Possa essa, stanca della terra, riposare nella rocca celeste”.
 
Arqua Petrarca deve la sua fama, oltre che al letterato di cui porta il nome, anche al famoso brodo di giuggiole, di cui ho già scritto in questo post:
Il brodo di giuggiole ci fa arrivare alla parte gustosa del nostro viaggio.
 
Oltre al pandoro – immancabile per Natale e Capodanno, soprattutto nel veronese – i Colli Euganei sono ricchi di prodotti tipici, in particolare il vino (ricordo il Serprino bianco frizzante e il Fior d’arancio), i piselli di Baone e Arqua, caratteristici per i baccelli molto piccoli e dolcissimi e infine il miele.
 
Se siete in zona con i bambini visitate l’apicoltura Giarin  “Miele più”, dove potrete vedere le arnie e scoprire l’affascinante e perfetto mondo delle api e degustare i prodotti dell’apicoltura. Noi abbiamo assaggiato diversi tipi di miele, ma soprattutto abbiamo gustato il “nettare d’oro” preso direttamente dal telaino, ovvero la struttura in legno sulla quale l’ape crea le celle, all’interno delle quali deposita il miele poi chiuso con l’opercolo di cera.
Una esperienza unica e dolce, come l’aria delle terre padovane.  
 
  • Padova, il Leon del Veneto

Più dolcezza per tutti: andare in brodo di giuggiole ad Arqua’ Petrarca

Ma il brodo di giuggiole cos’è? E perché si dice ‘andare in un brodo di giuggiole’? Oggi finalmente, a 41 anni suonati, ho trovato le risposte.

Cominciamo con il dire che la giuggiola è il frutto dell’albero del giuggiolo, arbusto di origine asiatica.

Questo:

In Italia è poco diffuso ma c’è una coltivazione intensa e unica nel suo genere sui colli euganei, nel padovano.
In particolare esiste un bellissimo borgo medievale, Arqua’ Petrarca (che conserva anche la casa che fu del grande poeta e le sue spoglie) che può essere definito la capitale della giuggiola. I suoi abitanti la coltivano nei giardini delle abitazioni e la utilizzano per molteplici dolcissimi prodotti.

La giuggiola è una specie di bacca rossa, a metà tra una ciliegia allungata e un dattero. Si può mangiare fresca, si può far essiccare oppure si può conservare sotto spirito, normalmente grappa. Si raccoglie tra ottobre e novembre e si utilizza per torte, dolci, biscotti, confetture e per il……brodo di giuggiole!

 

Il brodo di giuggiole esiste veramente, è un liquore a bassa gradazione alcolica e dal sapore dolcissimo, come la giuggiola appunto, arricchito di frutti autunnali tra cui la mela cotogna, il melograno e l’uva di tipo moscato.

Andare in brodo di giuggiola significa quindi sentirsi bene, immersi e avvolti nella dolcezza.

Per il 2018…più brodo di giuggiole per tutti!